Se è vero che i terroristi non scelgono quasi mai i loro bersagli a caso, attaccando il metrò londinese hanno colpito le arterie in cui scorre la linfa vitale della città. L’Underground, secondo la sua denominazione ufficiale, ovvero la ‟tube”, il tubo, come la chiamano familiarmente gli abitanti della capitale, è infatti la più antica metropolitana del mondo, un formidabile mezzo di trasporto che, permettendo a chiunque di spostarsi rapidamente da un capo all’altro della città, ha rivoluzionato e democratizzato il modo di vivere urbano nell’Inghilterra di fine Ottocento. Oggi è anche la più grande metropolitana d’Europa, con i suoi 408 chilometri e le sue 12 linee, ciascuna contraddistinta sulle mappe da un colore diverso, centinaia di stazioni aperte venti ore su ventiquattro, e la capacità di trasportare tre milioni di passeggeri al giorno. Per storia ed estensione, forse soltanto quelle di New York e di Mosca possono reggere il confronto, e comunque sono venute dopo la ‟tube”, seguendo il modello di Londra. Fu nel 1854 che il parlamento autorizzò una società privata, la Metropolitan Railway Company, a creare un primo collegamento sotterraneo tra Paddington e Farringdon street. Nove anni più tardi, il 1º gennaio 1863, veniva inaugurata la prima linea: era un normale treno, suddiviso in vagoni di prima, seconda e terza classe, trasferito sotto il livello del suolo, dove veniva trainato da una locomotiva a vapore provvista di un dispositivo per limitare l’emissione di fumo. Londra cresceva e si espandeva in ogni direzione, sotto il flusso di nuove ondate di immigrati da ogni angolo del British Empire, e la metropolitana diventava poco per volta il loro mezzo di trasporto: la possibilità di vivere in periferia e recarsi al lavoro in centro. Nel 1870 il treno sotterraneo cominciò a muoversi all’interno di una gabbia circolare, o meglio tubolare, da cui il nomignolo di ‟tube”. Nel 1898 fu aperta la Waterloo Line, nel 1906 la Bakerloo e la Piccadilly. Negli stessi anni fu adottata l’idea di sistemare due locomotrici alle estremità di ogni convoglio: prima, quando il treno arrivava a fine corsa, bisognava staccare il locomotore da un lato e portarlo sull’altro, da quel momento fu sufficiente spostare all’interno del treno i conducenti a seconda della rotta di marcia. Durante la seconda guerra mondiale venne utilizzata come rifugio antiaereo, e dopo la guerra ha continuato a crescere. Gli incidenti non sono mai mancati: un incendio, nel 1983, fece trentun morti alla stazione di King’s Cross. Così come, in anni recenti, non sono mancate le lamentele: è diventata troppo cara (tre euro per la corsa più breve), manca l’aria condizionata e d’estate si soffoca, le infrastrutture avrebbero bisogno di restauri, capitano frequenti incidenti. Ma è lo stesso il cuore pulsante della capitale, e anche per questo, senza dubbio, i terroristi l’hanno messa nel mirino.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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