Caccia al "quinto uomo", forse il capo della banda di bombaroli suicidi che una settimana fa ha devastato la capitale. Preoccupazione per altri attentati dello stesso genere, e sgomento all´idea che terroristi "fatti in casa", nati e cresciuti in una società libera, possano tramutarsi in spietati kamikaze. Misure speciali, proposte da Tony Blair in Parlamento, per vietare l´incitamento alla violenza, rifiutare asilo ai predicatori estremisti, deportare quelli accolti finora in Gran Bretagna. Condanna senza riserve, da tutto il mondo politico nazionale, per i crescenti episodi di intolleranza nei confronti della comunità islamica del Regno Unito.
Sono trascorsi sette giorni dall´attacco, le indagini hanno compiuto rapidi progressi - ieri sera erano ancora in corso, con un´operazione a Aylesbury, fra Londra e Oxford - ma crescono le incertezze sul futuro. Stamane tutto il paese cerca di voltare pagina, commemorando i suoi morti con due minuti di silenzio, che saranno osservati anche dal resto d´Europa. Ma è come se questi ultimi sette giorni fossero durati un secolo, per quanto hanno cambiato il panorama, lo stato d´animo e le aspettative di milioni di persone, a Londra, in Inghilterra, ovunque.
Croce di fuoco. Identificati gli esecutori nei quattro musulmani britannici di origine pakistana, amanti del cricket e del fish and chips, che un brutto giorno calano la maschera e seminano morte, Scotland Yard è sulle tracce del mandante. La polizia cerca un "quinto uomo", apparentemente ripreso da una telecamera a circuito chiuso alla stazione ferroviaria di Luton, dove giovedì scorso incontrò gli altri prima che prendessero il treno per la capitale. Se costui sia il "cervello" del gruppo o soltanto l´esperto che ha fabbricato le bombe, non si sa. Ma è ricercato, e non è il solo: martedì il capo dell´antiterrorismo ha parlato di sei mandati di cattura. Ieri il ministro degli Interni francese Sarkozy ha detto che il suo collega britannico Clarke ha raccontato a Bruxelles che alcuni dei quattro terroristi furono fermati e rilasciati nella primavera 2004; Clarke smentisce seccamente. Fonti della polizia, citate dall´Evening Standard, indicano che i quattro kamikaze avevano portato con sé documenti personali perché "volevano" essere identificati e riconosciuti come "martiri dell´Islam". Le stesse fonti sostengono che, con le esplosioni, i quattro intendevano disegnare una "croce di fuoco" su Londra, e che il piano è fallito solo perché una linea del metrò era guasta e uno di loro si è fatto esplodere sull´autobus. La croce della cristianità, da bruciare. Il quattro, numero maledetto: quattro bombe a Londra, quattro a Madrid (una inesplosa), quattro aerei in America (le Torri Gemelle, il Pentagono e la Casa Bianca, obiettivo mancato dal quarto jet).
Paura e sgomento. Il "quinto uomo", ancora libero, potrebbe avere istruito e armato altre cellule di "dormienti". Riceveranno l´ordine di svegliarsi? "Ci sono 200 kamikaze pronti ad agire in Gran Bretagna", scrive il Sun, e forse esagera. "Dobbiamo prepararci all´eventualità di altri attacchi di kamikaze", dice il ministro degli Interni Clarke, e forse non esagera, mentre il Pakistan rivela di avere aiutato il Regno Unito a sventare un attentato prima delle elezioni del maggio scorso. "Possibile che queste persone coltivino piani omicidi all´oscuro della comunità in cui vivono?", chiede il Times. "Possibile che nessuno attorno a loro si fosse accorto di niente?", domanda il Telegraph. Gravissimo, aggiungono altri commentatori, che non si fosse accorto di nulla l´intelligence. Il primo attacco di kamikaze in Gran Bretagna (e in Europa), osserva il Guardian, "è una sfida non solo per le istituzioni, ma per la società civile".
Londonistan. Parlando alla camera dei Comuni, Blair risponde implicitamente alle accuse dall´America secondo cui il Regno Unito, in nome delle libertà civili, è diventato un rifugio per l´estremismo islamico, e promette misure per porre fine "all´incitamento al terrorismo" e deportare predicatori radicali. Il primo ministro annuncia poi un´iniziativa internazionale per "mobilitare le voci moderate e autentiche dell´Islam contro la diabolica, perversa interpretazione" che ne danno i terroristi. Intanto, però, si rompe l´unità nazionale: non si può, dice il leader del partito liberal-democratico Kennedy, negare il legame tra Iraq e attentato a Londra.
Silenzio. Il sindaco Livingstone invita tutta la cittadinanza a scendere nelle strade, oggi a mezzogiorno, per i due minuti di silenzio in segno di cordoglio per le vittime dell´attacco. Come fanno gli israeliani, ogni anno, nel giorno dell´Olocausto.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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