Almeno una buona notizia, al ritorno dalle ferie alle Barbados, Tony Blair l´ha ricevuta: Yusuf Islam, nuovo nome dell´indimenticabile Cat Stevens da quando il cantante si convertì all´Islam, ha accettato di partecipare alla commissione governativa creata dal primo ministro dopo l´attentato del 7 luglio a Londra per debellare l´estremismo trai due milioni di musulmani britannici. Un´operazione di propaganda, osservano gli scettici, ma indubbiamente necessaria per rispondere a un altro genere di propaganda: le videocassette di al Qaeda. Come quella trasmessa giovedì dalla rete televisiva araba al Jazeera in cui uno dei quattro autori dell´attacco a Londra, Mohammad Sidique Khan, ha giustificato il terrore definedolo una risposta alle ‟atrocità commesse contro l´Islam”: un messaggio che, il giorno dopo, esperti e media inglesi giudicano una ‟chiamata alle armi” ai radicali musulmani di Gran Bretagna.
L´aspetto più significativo del video, scrive il ‟Times”, è che il kamikaze Khan parli in inglese, con pronunciato accento dello Yorkshire, la regione di Leeds da dove partì per la sua missione suicida: ‟Un conto è sentire un fanatico che si esprime in arabo, con sottotitoli o doppiaggio, un altro è sentirlo parlare di guerra al Regno Unito nella propria lingua, con il proprio accento”. Nessuna televisione britannica ha trasmesso integralmente il messaggio, ma tutte hanno mandato in onda spezzoni del filmato in cui si sente la voce di Khan che dice ‟siamo in guerra e io sono un soldato”, senza contare che, con un´antenna parabolica, anche qui è possibile ricevere al Jazeera.
‟Lo scopo del video è chiamare alle armi i radicali islamici della Gran Bretagna, un modo per dire alla comunità musulmana britannica di essere più attiva”, concorda l´esperto di intelligence Bob Ayers.
Ma se questo è l´obiettivo pratico, il video sembra averne anche uno politico: sostenere che l´attentato è ‟una risposta”, in particolare alla guerra in Iraq. Tesi sempre negata dal primo ministro britannico, il quale non perde occasione di rammentare che l´attacco all´America dell´11 settembre 2001 è avvenuto prima, non dopo, l´invasione di Afghanistan e Iraq; ma il nastro di al Jazeera rilancia la questione, riportando ancora una volta la guerra al centro del dibattito politico. ‟Non può esserci nessuna scusa o giustificazione per il terrorismo”, replica il ministro degli Esteri britannico Straw. Non tutti però la pensano come lui.
‟La videocassetta col messaggio di Khan e di al-Zawahiri (il numero due di al Qaeda, che è apparso in un secondo filmato su al Jazeera, ndr) riporta la palla nel campo di Blair, che si è sforzato di negare ogni legame tra l´attentato di Londra e la guerra in Iraq”, dice Abdel Bari Atwan, direttore di al-Quds al-Arabi, influente quotidiano arabo stampato a Londra. E Kenneth Clarke, l´ex-cancelliere dello Scacchiere appena candidatosi alla guida del partito conservatore, accusa esplicitamente Blair di avere contribuito ad aumentare il rischio terroristico con la guerra: ‟La disastrosa decisione di invadere l´Iraq ha fatto della Gran Bretagna un luogo più pericoloso”.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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