È uno dei momenti che segnano l’infanzia: il giorno fatidico in cui una mamma porta il bambino all’asilo nido e di colpo se ne stacca, per la prima volta da quando lo ha messo al mondo. Una scelta generalmente motivata dalla necessità della madre di riprendere a lavorare, dopo la gravidanza, il parto e l’allattamento, ma che spesso i figli non prendono bene, piangendo, strillando, contorcendosi, agitandosi. Perlomeno nelle prime settimane di adattamento al nuovo ambiente.
Gli adulti, che siano genitori o maestre, reagiscono ciascuno a suo modo a simili manifestazioni di rabbiosa protesta: c’è chi cerca di calmare i piccoli, chi prova a distrarli, chi ritiene che si tratti di bizze e che meno gli si dà importanza, prima finiscono. Ma una ricerca della Cambridge University dimostra ora che quei pianti non sono bizze o capricci, non dipendono dal carattere più o meno viziato del bambino: sono una reazione fisiologica al distacco dalla madre, un sintomo di grave stress ormonale, comune a tutti i neonati. Anticipato ieri dal Guardian di Londra, lo studio indica che il livello di idrocortisone, un ormone portatore di stress, raddoppia nei primi giorni in cui un bambino frequenta l’asilo nido rispetto ai bambini della stessa età (tra uno e due anni di vita) che rimangono a casa accuditi dalla madre. Il livello di idrocortisone diminuisce poi gradualmente nelle settimane successive, ma rimane significativamente più alto della norma a cinque mesi dall’inizio della frequentazione dell’asilo, sebbene a quel punto i bambini sembrino essersi abituati e non mostrino più segni esteriori di disagio o tensione. Non solo, un’altra ricerca nello stesso ambito dimostra che nella prima fase di adattamento al nido i bambini restano "insolitamente eccitati o stressati" quando arrivano a casa e hanno bisogno di trascorrere più tempo del normale con i genitori, di ricevere "extra attenzioni" a fine giornata, per potere riconquistare un "equilibrio emotivo" ed essere pronti ad affrontare di nuovo la prova dell’asilo, il mattino seguente. Senza una doppia razione di coccole della mamma alla sera, in altre parole, il mattino dopo il bambino arriva al nido "iper-eccitato", il che può condurre a problemi comportamentali o disobbedienza. I risultati della ricerca, di cui sono co-autori Michael Lamb della Cambridge University e Lieselotte Ahnert della Free University di Berlino, non significano che l’asilo nido "fa male ai bambini", tantomeno che le madri dovrebbero rinunciare al lavoro per dedicarsi esclusivamente ai figli; né esistono prove di effetti a lungo termine di un più alto livello di idrocortisone.
Ma le conclusioni dello studio possono aiutare genitori ed educatori a minimizzare lo stress vissuto dai bambini durante il periodo di transizione dalla casa all’asilo. In proposito, la ricerca contiene alcuni suggerimenti: le maestre dovrebbero fare riposare a intervalli regolari i bambini (il livello di idrocortisone cala durante il riposo, anche quando i bambini non dormono); i genitori, quando è possibile, dovrebbero restare all’asilo con i bambini nei primi giorni o anche nelle prime due settimane, per facilitare la transizione; e dovrebbero cercare di dedicare loro più tempo e più attenzioni alla sera, per aiutarli a ricostruire "l’equilibrio emotivo". Per coppie che lavorano, e che a sera devono preparare da mangiare, pulire, mettere a letto i bambini, trovare il tempo di farlo può essere difficile, ammettono i ricercatori.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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