Come un peccatore convertitosi sul letto di morte, finalmente George Best riconosce e condanna il demone che gli ha rovinato la vita, ma lo fa quando potrebbe essere troppo tardi per rimediare. ‟Non morite come me, non fate la mia stessa fine”, manda a dire dal suo letto d’ospedale l’ex-campione del Manchester United ai suoi tifosi e a tutti quelli che sono prigionieri della bottiglia: e per meglio pubblicizzare il messaggio lo accompagna con una serie di impressionanti fotografie che ritraggono la sua agonia. La pelle giallastra, un pallore cadaverico, gli occhi stanchi e spiritati, i denti serrati, la barba incolta, visibilmente dimagrito e sofferente, con i tubi che gli entrano nel collo e nel naso, sembra lo spettro del calciatore che nel 1968 vinse il Pallone d’Oro. Eppure il suo sguardo va dritto all’obiettivo della macchina fotografica e al suo amico ed agente, Phil Hughes, che ha scattato le immagini, raccolto il ‟testamento spirituale” e trasmesso entrambi al News of the World, il più diffuso giornale domenicale britannico, che le ha pubblicate ieri in prima pagina. Le foto sono state scattate appena dodici ore prima che il 59enne Best fosse ricoverato per la seconda volta in rianimazione, nell’ospedale londinese in cui è stato ammesso un mese fa per un’infezione e da cui non è più uscito. Un paio di settimane or sono, dopo un’emorragia interna, le sue condizioni apparivano disperate ma poi era lentamente migliorato, al punto da essere tolto dalla terapia intensiva. Negli ultimi giorni, tuttavia, la sua salute si è di nuovo aggravata, l’infezione ha raggiunto i polmoni, rendendo necessario un nuovo ricovero in rianimazione dove è ora tenuto in vita dalle macchine della respirazione artificiale. Il suo stato viene definito ‟critico ma stabile”. I familiari sono stati convocati in ospedale per ogni evenienza. I media inglesi affermano che le prossime 24 ore saranno decisive. Se ne deve essere reso conto lo stesso Best, prima ancora di tornare in rianimazione, se ha chiesto al suo agente di fotografarlo e di riferire le sue parole alla stampa. ‟George non voleva che i giornali, per illustrare le notizie sulla sua malattia, continuassero a pubblicare foto dei suoi anni di gloria”, racconta l’agente. ‟Sta morendo e non vuole che altri muoiano come lui per colpa dell’alcol. Farsi fare queste foto è la cosa più straziante che abbia mai affrontato, ma ha insistito ugualmente per farle, affinchè servano come un avvertimento sui pericoli del bere. "Voglio che la mia condizione sia da monito a tutti", mi ha detto. Ne ho parlato con la sua famiglia e anche loro sono stati d’accordo per farle pubblicare”. L’alcolismo è una delle maggiori cause di decesso in Gran Bretagna: il governo Blair ha appena lanciato una campagna pubblicitaria per combattere il fenomeno, ma è sotto accusa da parte dell’opposizione per la legge che presto consentirà ai pub di restare aperti 24 ore, anziché chiudere alle 11 di sera come avviene attualmente. Alcolizzato cronico, nel 2002 Best si sottopose a un trapianto di fegato per salvarsi la vita, ma poi ha ricominciato a bere come prima.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>