Oggi sono disponibili in lattice e poliuretano, in diverso formato per tutte le esigenze della natura, "small", "medium", "large", "extra-large", in tutti i colori dell’arcobaleno per il piacere della vista, dal bianco al nero, dal rosso al rosa, dal giallo limone al verde pisello, al sapore di fragola, vaniglia, cioccolato, liquirizia e una quantità di altri gusti per il piacere del palato, profumati per il piacere dell’olfatto, ultrasottili come una seconda pelle per chi vuole dimenticare di indossarli oppure ultraspessi per chi desidera l’effetto ritardato, con comodo serbatoio sulla punta o senza, lubrificati o da lubrificare, e come è ovvio rigorosamente "usa-e-getta", ovvero mono-uso. Ieri erano fatti di gomma, ieri l’altro di seta e di velluto, e prima ancora di budella di pecora, vescica di pesce, guscio di testuggine, carta oleata, cuoio, lino: grossi, ruvidi, scomodi, difficili da infilare e ancora di più da mantenere addosso, talvolta dotati di cordicelle all’estremità del lato aperto per impedire che si srotolassero sul più bello, in taglia unica, inodore, insapore, incolore, e quel che è peggio multi-uso, ovvero utilizzati più volte fino all’auto-distruzione, con conseguenze disastrose per lo scopo principale a cui servivano nell’antichità, la protezione dai contagi. Del resto si dice che l’evoluzione di questo piccolo gadget, provvidenziale compagno delle notti - per non parlare di risvegli mattutini e languidi pomeriggi - dell’umanità, ha seguito l’evoluzione dell’uomo dall’età delle caverne ai giorni nostri, sfruttando le nuove conquiste della tecnica, adeguandosi ai costumi, scontrandosi con morale, fede e politica, vedi le polemiche suscitate dal ministro Stefania Prestigiacomo con la sua idea di distribuirlo gratis. Una data di nascita certa del profilattico - comunemente chiamato preservativo ma pure guanto, goldone, "hatù" (dal nome di una vecchia marca) in italiano, "condom" (probabilmente dal latino "condere", custodire) e un tempo "French letter" in inglese, "capote anglaise" (impermeabile inglese) in francese, "gorro" (berretto) in spagnolo, "camisinha" (camicetta) in portoghese, "woosan" (ombrello) in coreano, "bai yan to" (canestro contraccettivo) in Cina, che per contenere le nascite ne ha fatto un’istituzione - non c’è. La Bibbia non ne parla, o meglio ne segnala la mancanza: rifiutando di fecondare la moglie del fratello defunto, Onan preferisce spargere il proprio seme sulla terra, guadagnandosi fama perpetua come fondatore dell’"onanismo" e una punizione da Dio, che secondo la Chiesa lo avrebbe punito anche se avesse fatto ricorso a un preservativo. Il quale era comunque nell’aria: stando alla mitologia, re Minosse di Creta usa una vescica di pesce per difendersi dai rischi derivanti dai piaceri della carne, e una prova sicura della sua esistenza è in una scultura egiziana del 1350 avanti Cristo, che ritrae un sacchetto o qualcosa di simile sul membro eretto di un uomo in posizione erotica. Perlomeno nell’area del Mediterraneo, gli antichi egizi sono considerati gli inventori del "primo" preservativo, costituito da vesciche ed intestini di animali ben oliati. Da allora, l’uso di una barriera protettiva nei rapporti sessuali è cresciuta di pari passo con lo sviluppo della civiltà, del commercio e di una particolare forma di quest’ultimo: il meretricio. Come gli egiziani, i Romani utilizzavano profilattici di budella di animali, specialmente di capre, pecore ed agnelli: strumento che i legionari portavano con sé quando partivano per le campagne militari, costellate di (spesso brutali) incontri femminili, e tenevano ben stretto al ritorno, quando festeggiavano tra le prostitute della Suburra. Dall’altra parte del mondo lo sviluppo procedeva in modo analogo, seppure con mezzi differenti: pare che già intorno al 1000 avanti Cristo i cinesi usassero carta di seta oleata, mentre i giapponesi, senza andare per il sottile, si accontentavano di cilindretti di cuoio o di pelli e gusci di testuggine. Uscita dai secoli bui del Medio Evo, l’Europa avvia le grandi navigazioni: sulla scia di Cristoforo Colombo, le navi del re di Spagna riportarono dall’America oro, argento, i semi della patata e del pomodoro, e in più uno scomodo clandestino insinuatosi a bordo, un virus trasmissibile nei rapporti sessuali, responsabile di una tremenda malattia che un medico italiano, Gabriele Falloppio, battezzò "morbo Gallico", in seguito denominata sifilide. Celebre studioso degli organi di riproduzione femminili, Falloppio scoprì le tube dell’utero che portano ancora il suo nome, ma si deve a lui anche l’invenzione dell’antenato del moderno preservativo: per evitare il flagello della sifilide, lo scienziato modenese suggerì di usare una fodera di lino imbevuta in una soluzione disinfettante. La leggenda vuole che lui stesso conducesse un esperimento su mille uomini, piuttosto coraggiosi se l’aneddoto è vero, che giacquero con prostitute infette senza contrarre la sifilide. Un po’più tardi, nell’Inghilterra del diciassettesimo secolo, sotto il regno di Carlo II, nobili e cortigiani usavano preservativi di seta o velluto, da legare con un grazioso nastrino. Nel 1750 re Luigi XVI di Francia ricevette da Londra, attraverso canali diplomatici, i primi esemplari di "capote angliase", che andavano a ruba in due o tre botteghe della capitale britannica su Half Moon street, nelle vicinanze di Covent Garden, la zona a luci rosse del tempo. Intanto a Venezia, come rivelano stampe dell’epoca, Giacomo Casanova riempiva d’acqua i propri, prima di indossarli, per verificare che non fossero bucati. La svolta venne nel 1839 in America, dove un pioniere dell’industria di nome Charles Goodyear (quello dei pneumatici) scoprì il metodo di vulcanizzare la gomma, rendendola elastica senza romperla. Era la reinvenzione della ruota, ma pure del preservativo, che poteva così tendersi senza lacerarsi. I "rubbers", nuovi profilattici di gomma, furono lanciati nel 1844; nel 1920 iniziò la produzione di massa. Le due guerre mondiali hanno contribuito a diffonderli su tutti i fronti, finché, in anni più recenti, sono arrivati materiali sofisticati, come il lattice e il poliuretano, e con essi un mondo nuovo a base di misure differenziate, colori, odori, sapori, preservativi femminili, per il sesso orale (‟un lenzuolino di lattice”, recita la pubblicità, ‟al gusto di cola e frutti di bosco”), elettronici dotati di sensori stimolanti. Andate su Amazon, la libreria on line più fornita del pianeta, e troverete 425 libri sui preservativi, dalla Enciclopedia del condom a 101 usi insoliti per un palloncino di cui non sapete più cosa fare. Cliccate su Google, e il motore di ricerca vi mostrerà 116mila pagine sui profilattici in italiano e otto milioni di pagine in inglese. Eppure, negli anni Sessanta, quando fu introdotta la pillola anticoncezionale, il profilattico ebbe un declino: non serviva più per il controllo delle nascite e serviva meno, o almeno così si pensava una volta debellate o rese curabili le malattie veneree, come corazza contro sifilide, gonorrea e infezioni varie (‟col guanto o senza?”, chiedevano le lucciole, con tariffe differenziate a seconda della decisione del cliente). Poi è scoppiato l’Aids, e il preservativo è tornato una necessità globale, facendo risalire alle stelle la produzione. Questo contenitore elastico e trasparente della nostra passione è un business dalle cifre vertiginose: alle ultime Olimpiadi di Atene ne sono stati distribuiti gratuitamente agli atleti più di centomila; ogni anno ne vengono donati cinque miliardi a centoventi paesi della terra che non possono permetterseli. Ma per combattere l’Aids ne servirebbero tredici miliardi l’anno: di quelli distribuiti gratis, ovviamente, senza contare le decine di miliardi acquistati nelle farmacie e nei distributori automatici. Se il dottor Falloppio avesse avuto il copyright, i suoi eredi vivrebbero da nababbi.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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