La peggiore esplosione mai avvenuta in Europa in tempo di pace produce, ‟miracolosamente”, soltanto decine di feriti e una grande paura. È successo all´alba di ieri, quaranta chilometri a nord di Londra, vicino a Luton, uno dei quattro aeroporti della capitale britannica: il deposito di petrolio di Buncefield, quinto più grande del Regno Unito con una capienza pari al 5 per cento del fabbisogno nazionale, è saltato in aria in una serie di tre spaventosi boati tra le sei e le sei e trenta del mattino, avvolgendo l´intero impianto in un enorme rogo e oscurando il cielo con colonne di denso fumo nero, visibile da decine di chilometri di distanza. Il primo pensiero di tutti è corso a un nuovo attentato dopo quello che il 7 luglio scorso ha insaguinato la metropolitana di Londra: la data, 11 dicembre, rimandava cupamente ad altre giornate tragiche di questi anni di terrorismo, dall´11 settembre di New York all´11 marzo di Madrid. Ma la polizia tende ad escluderlo: ‟Non c´è nulla che indichi niente di diverso da un incidente”, dice Frank Whitely, capo delle forze dell´ordine dell´Hertfordshire, la contea teatro della sciagura.
Le cause delle tre esplosioni, d´altra parte, restano al momento insolute. E se si tratta soltanto di un incidente, ha comunque ha gettato nel caos un´intera regione: due alberghi (Ramada e Holiday Inn) evacuati, perché lo scoppio ha sventrato tutte le finestre; evacuati pure i residenti delle cittadine più vicine al deposito, per ragioni di sicurezza; la popolazione della contea invitata a ‟rimanere in casa, con le finestre chiuse”, per evitare di respirare gas tossici; l´autostrada M1 chiusa al traffico per ore, perché avvolta dal fumo. Perfino da Londra si vedeva un pezzo di cielo annerito dall´incendio. Naturalmente poteva andare molto peggio. ‟E´ il più grande incendio che io abbia visto e probabilmente il più grande mai visto in tutta Europa in tempo di pace”, afferma Roy Wilsher, capo dei pompieri dell´Hertfordshire, notando che è ‟un miracolo” se non ci sono stati morti. Ce ne sarebbero stati certamente se l´esplosione fosse avvenuta in pieno giorno, durante l´orario di lavoro, ma alle sei del mattino solamente una decina di guardiani si trovavano nell´impianto: alcuni sono finiti in ospedale, uno è in rianimazione, peraltro ‟non in condizioni critiche”, per sintomi da soffocamento. In tutto, i feriti sono quarantatrè, e nessuno pare avere riportato ustioni: circostanza che ha dell´incredibile per un incendio di queste proporzioni. Ora il problema è spegnerlo: bisognerà aspettare che bruci tutto il petrolio, e ci voranno giorni.
Appena è sfumata l´ipotesi dell´attentato, gli inglesi hanno tirato un sospiro di sollievo: all´inizio si era sparsa la voce che un aereo-kamikaze si era gettato sul deposito di carburante, uno degli scenari tipici studiati dalle forze antiterrorismo di questo e di altri paesi, dall´undici settembre 2001 in avanti. ‟Credevo che ci avesse colpito un missile”, racconta Mike Carlish, che vive a meno di quattro chilometri di distanza, ‟lo scoppio è stato così forte che ha fatto tremare la casa e fatto cadere l´intonaco dal soffitto”.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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