Se non fosse una cosa seria, la disputa sul bilancio dell’Unione Europea, destinata a risolversi con un fallimento o un successo nell’arco dei prossimi tre giorni, somiglierebbe a una partita a poker. Ciascun giocatore, arrivato alla mano conclusiva, nasconde le carte. Ciascuno medita se rilanciare o ritirarsi. Qualcuno, probabilmente, sta bluffando. E qualcuno potrebbe cambiare strategia all’ultimo minuto. Fuor di metafora, Tony Blair, fino al 31 dicembre presidente di turno della Ue, presenterà stamane una ‟nuova offerta di compromesso” sul budget 2007-2013 dell’Unione, ‟con l’obiettivo di giungere ad un accordo” al summit europeo di giovedì e venerdì a Bruxelles: ma il suo ministro degli Esteri, Jack Straw, avverte che la Gran Bretagna non rincorre ‟un accordo a qualunque prezzo”. La nuova proposta conterrà soltanto ‟minimi ritocchi” rispetto a quella presentata nei giorni scorsi da Londra, e rifiutata praticamente da tutti: che prevedeva un temporaneo taglio sullo "sconto" sui finanziamenti al bilancio europeo, di cui il Regno Unito gode dall’epoca della Thatcher; ma esigeva pure una riduzione degli aiuti ai 10 nuovi membri, i paesi poveri entrati nella Ue lo scorso anno, e pretendeva anche una ‟revisione”, tra due-tre anni, di tutta la politica economica, in particolare dei sussidi all’agricoltura tanto cari alla Francia. Se al summit di Bruxelles non verrà dal resto d’Europa un fermo impegno a compiere nel 2008-2009 questo genere di riesame, ammonisce il portavoce di Downing street, ‟allora non ci sarà alcun accordo sul bilancio”. Sul fronte opposto, per adesso, un altro giocatore tiene duro. ‟I sussidi agricoli non si toccano almeno fino al 2013”, avverte il presidente francese Chirac; e il primo ministro De Villepin rincara la dose: ‟Lo sconto britannico è un’anomalia storica”. Critiche piovono su Blair anche dai capi-gruppo dei maggiori partiti al Parlamento europeo, che in teoria ha il potere di bocciare qualunque accordo approvato dai leader dei 25 al summit. Critiche gli arrivano da esponenti di altri paesi. ‟Bisogna volare alto, ridare un’anima all’Europa”, dice per esempio il ministro degli Esteri italiano Fini (che liquida come ‟faziosità” l’intervista a Repubblica in cui Romano Prodi ha giudicato la politica europea dell’Italia ‟asservita a Blair”). Per Giuliano Amato: ‟Non si fanno le nozze con i fichi secchi, come vorrebbe la Gran Bretagna”. Non è ancora detto, però, che un fallimento sia inevitabile. Il presidente della Commissione europea, Josè Barroso, ha scritto una lettera a Blair per esortarlo a ‟una modifica permanente” dello sconto britannico, ma dice pure ai 10 nuovi membri che ‟un fallimento” del vertice sul bilancio avrebbe ‟conseguenze negative” per tutti e in particolare per loro. Concessioni in extremis, sia da parte di Blair che dei nuovi membri Ue, non vengono escluse. La Germania di Angela Merkel preme per un’intesa. L’ultima mano del poker europeo non è ancora finita.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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