Cosa si può comprare con un milione e mezzo di euro? Un seggio a vita alla camera dei Lord, per esempio. Tutti i ricchi imprenditori britannici che, da quando Tony Blair è al potere, hanno donato una cifra simile (o superiore) al partito laburista, sono stati nominati dal primo ministro alla ‟camera alta” di Westminster, dove un tempo sedeva soltanto l’aristocrazia, trasmettendo il seggio di padre in figlio, e dove ora, abolito il principio poco democratico dell’ereditarietà, vige a quanto pare il principio non necessariamente molto più democratico della compravendita: tu mi dai un sacco di soldi, io ti do un incarico di grande prestigio.
Tutto questo, più o meno, si sapeva: senonché qualche giorno fa tre uomini d’affari, dopo aver versato oltre un milione di sterline ciascuno nelle casse del Labour, sono stati giudicati ‟non abbastanza qualificati” per diventare ‟pari del Regno”, ossia per sedere alla camera dei Lord, dalla commissione che consiglia in materia il primo ministro. Delusi come se non avessero ricevuto a domicilio l’oggetto profumatamente pagato ai grandi magazzini, i tre si sono sfogati con un tabloid, facendo capire che l’accordo ‟seggio ai Lord in cambio di denaro” era esplicito e rivelando di avere dato i loro soldi al Labour non sotto forma di donazioni, che devono essere dichiarate per legge, ma come prestiti, che non lo sono. Quando ha letto la cosa sul giornale, Jack Dromey, vecchio ex sindacalista e tesoriere del partito, è rimasto a bocca aperta: di quei prestiti non sapeva niente nemmeno lui. Così è saltato fuori un ‟fondo segreto”, Dromey ha annunciato un’indagine interna e Blair si è ritrovato ancora una volta sotto accusa per una questione morale.
‟Mi assumo tutte le mie responsabilità come leader del Labour”, ha detto ieri il premier in una conferenza stampa, ‟ma sono sicuro che non è stata violata alcuna regola”. Stampa, opposizione e anche parecchi laburisti non ne sono così certi, anche perché sotto Blair il Labour è passato quasi ininterrottamente da un sospetto di corruzione all’altro. ‟Dare soldi al partito non è un motivo sufficiente per venire nominati alla camera dei Lord”, ha cercato di giustificarsi il leader laburista, ‟ma non può neanche essere un impedimento a diventarlo. Un tempo eravamo finanziati solo dai sindacati, e neanche quello andava bene. Oggi ci finanzia il grande business, ma garantisco che tutti gli uomini d’affari che ho nominato Lord avevano i titoli per meritarlo”.
Morale: mercoledì Blair è riuscito a far passare alla camera dei Comuni la sua riforma della scuola solo grazie ai voti dei conservatori, perché 50 laburisti gli hanno votato contro, e ieri è stato messo sotto accusa dal tesoriere del Labour (mentre anche la Commissione Elettorale ha aperto un’inchiesta sui ‟fondi neri” dei partiti). Se, in questo clima, alle elezioni amministrative di maggio il suo partito perderà terreno, il premier potrebbe essere costretto a dimettersi assai prima della fine del terzo mandato, come lui vorrebbe fare, lasciando molto prima il posto al suo erede apparente, il ministro delle Finanze Gordon Brown.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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