‟La vittoria di stretta misura di Prodi è una brutta notizia per l’Italia”, la cui conseguenza potrebbe essere l’abbandono dell’euro da parte del nostro paese nel giro di dieci anni, con uno scenario di instabilità di tipo argentino. A fare questa fosca previsione è il ‟Financial Times”, quotidiano della comunità finanziaria britannica e uno dei più autorevoli giornali d’Europa, in un articolo dedicato ai possibili sviluppi della vittoria del centrosinistra. Non si tratta, tuttavia, di uno degli editoriali non firmati che esprimono tradizionalmente l’opinione della testata, bensì del parere di uno dei suoi columnist, Wolfgang Munchau, condirettore dell’Ft. Una distinzione di un certo rilievo nella stampa anglosassone, dove non solo i fatti sono separati dalle opinioni ma pure queste ultime si distinguono appunto in ‟editoriali”, voce della direzione, e ‟commenti”, le voci, variegate e contrastanti, dei suoi columnist.
La risicata vittoria di Romano Prodi, afferma dunque Munchau, ‟è il peggior risultato immaginabile” per le elezioni italiane con particolare riguardo alle nostre chances di rimanere nell’eurozona oltre il 2015: ‟Mi aspetto che gli investitori internazionali comincino a fare scommesse sull’appartenenza dell’Italia all’euroclub”. Questo non per insufficiente impegno a favore dell’euro da parte del leader del centrosinistra, ‟che è anzi il politico più filo-euro d’Europa”, ma a causa di ‟circostanze economiche che possono costringere un governo a prendere decisioni che appaiono impensabili fino a quando non diventano inevitabili”. E quali sarebbero queste ‟circostanze”? Il fatto che l’Italia, a differenza di Francia e Germania, non soffre soltanto scarsa crescita e alta disoccupazione ma pure un costo del lavoro del 20 per cento superiore a quello tedesco e una competitività ai più bassi livelli del continente. E in condizioni simili, conclude il columnist, ‟potrebbe emergere facilmente un movimento populista con la proposta di uscire dalla zona dell’euro”: proposta catastrofica per il debito pubblico italiano, riconosce Munchau, che porterebbe il paese al fallimento, ‟ma oggi è un rischio non vicino allo zero”.
Articoli analoghi sono apparsi ieri anche sul Times e sul Telegraph, bastioni del conservatorismo, oltre che dell’euroscetticismo, nel Regno Unito. Proprio qui sta il dubbio: la diagnosi stilata sul nostro paese è per molti aspetti esatta, ma a pronunciare la prognosi è un luminare, la Gran Bretagna, che vedrebbe l’uscita dall’eurozona di uno dei suoi paesi fondatori come la definitiva conferma della propria opposizione alla moneta unica europea. Quello espresso sull’Italia di Prodi, insomma, sembra un pessimismo un po’ partigiano. L’ipotesi, a dire il vero, non viene considerata realistica negli ambienti della Ue. ‟L’euro è una realtà e resterà tale, non è possibile che l’Italia esca dall’euro”, ha infatti spiegato il portavoce della Commissione europea Ferran Tarradellas. Che ha aggiunto che ‟perché un paese esca dall’euro è necessaria una modifica dei Trattati con una decisione presa all’unanimità dall’Ue”.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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