Nel suo discorso di insediamento, in un passaggio davvero folgorante per sincerità e chiarezza, Romano Prodi ha finalmente spiegato all’intera Nazione perché servono le cosiddette quote rosa. "Non c’è niente da fare – ha detto in sostanza il premier – la buona volontà non ci mancava, avevamo le migliori intenzioni. Ma senza regole che ci costringano a dare spazio alle donne, da soli non ce la faremo mai".
Perfetto: il rapporto tra i maschi e il potere viene giustamente descritto come quello tra gli alpini e la grappa, tra il viveur e la cocaina, tra l’avvoltoio e la carogna. Droga. Pura droga. E da drogati che hanno finalmente preso coscienza, i maschi di potere, per bocca di Prodi, ammettono di avere bisogno di metodi coercitivi per riuscire a smettere. Chiedono aiuto. Una specie di San Patrignano per tossici da ministero, con leggi severissime che costringano il poltronaro a cedere la sua poltrona a una signora. Sollevandolo con l’argano, con l’ausilio della forza pubblica, schiodandolo con attrezzi di carpenteria, e se serve sparandogli da distanza di sicurezza una dose di calmante, come si fa, a fin di bene, con i rinoceronti dei documentari. Altro mezzo non è noto. A mali estremi, estremi rimedi.

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