Molto divertente la dichiarazione di un oscuro esponente del centrodestra, Silvio Berlusconi, contro il voto degli italiani all’estero (varato sotto il governo di cui lo stesso Berlusconi faceva parte, sia pure in posizione defilata). ‟Non dovevano votare perché sono italiani che non pagano le tasse”, ha spiegato, gettando nella costernazione il senatore Tremaglia, protagonista, negli ultimi anni, di un lungo e straziante remake di Dagli Appennini alle Ande (deve avere preso anche il piroscafo) pur di rintracciare i nostri compatrioti dispersi tra Pampa e Mato Grosso.
Ma come? Tanta fatica per rinserrare i ranghi della Madre Patria, e un Berlusconi qualunque (dev’essere un deputato del Nord, a giudicare dall’atroce accento, tipico del casello di Sesto Calende), un Berlusconi qualunque, dicevo, imputa a questi nostri fratelli di non pagare le tasse in Italia? Ma non lo sa, questo Berlusconi, che gli italiani all’estero, tra le altre curiose usanze apprese viaggiando, si sono abituati a pagare normalmente le tasse nei paesi dove abitano? E soprattutto, non lo sa che per milioni di italiani residenti in Italia, magari anche suoi elettori, non pagare le tasse è invece una delle più virtuose dimostrazioni di italianità?

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