Delittuoso, con questi chiari di luna, sprecare i rari momenti magici. Per esempio, quando vieni a sapere che Francesco Saverio Borrelli (con un vero e proprio colpo di genio) è stato messo a capo della giustizia calcistica. E una vocina petulante (una voce di dentro) subito cerca di rovinarti la festa dicendoti "però, insomma, non sarà una scelta poco diplomatica nei confronti di quelli lì? Non sarebbe stato meglio uno un po’ più malleabile?". Ma la metti subito a tacere, quella vocina terzista, salomonica, cacadubbi, perché già pregusti la canea furibonda che la nomina di un galantuomo solleverà tra i suoi odiatori, e per esempio ti dici "chissà Cicchitto! chissà Cicchitto!" esattamente cinque minuti prima che il telegiornale annunci, più o meno, che Cicchitto è uscito di matto per la rabbia. Come volevasi dimostrare. E sei contento come un bambino. E lo sai, certo che lo sai, che in politica bisognerebbe non essere infantili. In politica, appunto. Ma io, ieri pomeriggio verso le tre, mica facevo politica. Ero solo in casa e praticamente ballavo come Fred Astaire pensando a Cicchitto e al suo principale che ricevono la notizia della nomina di Borrelli.

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