In patria lo hanno soprannominato ‟the duke of Hazard”, il duca d’Azzardo, non per come va a cavallo o gioca a carte, ma per i problemi che provoca quando apre la bocca. Le gaffes del principe Filippo, duca di Edimburgo e marito della regina Elisabetta, sono famose: si sa che Sua Altezza è incontenibile, non pensa due volte a quello che dice, ha la lingua lunga e la battuta pronta, prerogative poco adatte al suo ruolo pubblico, che sarebbe quello di stare sempre zitto, un passo indietro rispetto alla consorte. Ma adesso le gaffes reali diventeranno un libro, che sarà pubblicato in occasione del suo ottantacinquesimo compleanno, il 10 giugno prossimo: per gli ottant’anni della regina, ironizza il ‟Times”, Elisabetta è stata ricoperta di rispettosi elogi, per gli ottanta di Filippo il regno intero riderà alle sue spalle.
A rileggere qualcuna delle sue spiritosaggini, per la verità, viene da arrabbiarsi e offendersi, più che da ridere. A un ricevimento in onore del Commonwealth, l’associazione che riunisce tutte le ex-colonie dell’Impero britannico, quando gli si para davanti un distinto signore dalla pelle nera, Filippo dice gioviale: ‟E da quale esotica parte del mondo lei proviene?”, al che il distinto nero, Lord Taylor of Warwick, membro della camera dei Lord britannici, gli replica senza batter ciglio, ‟da Birmingham, Inghilterra, Sua Altezza”. L’implicazione è che Filippo non riesce a immaginare che un nero sia cittadino britannico, e addirittura membro della camera dei Lord: i ‟blacks”, nella sua testa, possono provenire solo da qualche ‟luogo esotico”, una battuta che gli è valsa sempre la reputazione di razzista. Ma se non gli piace la gente ‟di colore”, pare che non ami troppo nemmeno i bambini. A un turista svedese che, vedendolo passare in carrozza, gridò salutandolo con entusiasmo, ‟buon giorno, sir, oggi mia figlia compie sei anni!”, Filippo replicò freddamente, ‟e con questo?” Né si può dire che abbia gran rispetto delle minoranze: a una cerimonia dell’Associazione Non Udenti Britannici, a Cardiff, gli presentarono un gruppo di ragazzi sordi, in piedi sull’attenti vicino a un’orchestra che suonava a tutto spiano. E il principe, impassibile: ‟Sordi? Stando dove siete, non c’è da meravigliarsi che lo siate diventati”.
Il libro, Duke of Hazard, the wit and wisdom of prince Philip, (Duca d’Azzardo, l’umorismo e la saggezza del principe Filippo), le raccoglie e cataloga tutte, insieme ai suoi frequenti commenti sui cinesi ‟dagli occhi a mandorla”, gli ungheresi ‟dalla pancia piena di birra” e i nigeriani ‟vestiti in pigiama”, componendo una sorta di irriverente autobiografia di un uomo di cui si sospettarono simpatie per il nazismo in gioventù (nato a Corfù nel 1921, visse con la sua aristocratica famiglia in Germania fino all’avvento del Terzo Reich), che si distinse con eroismo in campo britannico durante la seconda guerra mondiale e che ha fatto il principe consorte di Elisabetta II per oltre mezzo secolo. ‟Queste battute non rappresentano tutto il principe”, commenta il suo segretario personale. Ma anche se ne rappresentano soltanto un pezzo, non gli fanno fare una bella figura.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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