Pare che Prodi, capo del centrosinistra, non sia stato portato in trionfo dai confindustriali. Pare che la quota più consistente del padronato italiano sia di destra. Pare che gli imprenditori chiedano agevolazioni fiscali per le imprese, piuttosto che aumenti salariali per gli operai. Pare (addirittura!) che Montezemolo non sia più comunista, tanto che il sagace Renato Brunetta dichiara di avere contato, nel suo discorso, ben "quarantatré passaggi favorevoli al centrodestra". Il quarantaquattresimo, sfuggito a Brunetta, era la pettinatura. Queste e altre sconvolgenti notizie campeggiavano sui quotidiani italiani di ieri. Ne ho dedotto che dovevo essermi perso la puntata precedente: quella in cui i confindustriali, col fazzoletto rosso al collo, avevano aderito in massa alla Cgil. Devo avere letto poco e male i giornali di destra degli ultimi dieci anni, compatti nel descrivere un popolo tutto sano e tutto berlusconiano, e i ricchi e corrotti di sinistra che piluccano acini d’uva sdraiati sul triclinio come dei peplo-film di serie B. Un’immagine decisamente diffamatoria: tanto da costringere Confindustria a rimettere in chiaro che i ricchi, da che mondo e mondo, sono quasi tutti di destra.

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