Tentando un riassunto: il basso profilo socio-antropologico di tutti gli scandali recenti (scandali del terzo millennio, ma c’era già tutto quanto in Dino Risi e in Pietro Germi, mezzo secolo fa) ci rimanda diritti al nostro passato che non passa. Sembriamo un popolo di burini inurbati, scesi in città per riempire la pancia come se il piatto pieno e la libertà di gnocca fossero conquiste di stamattina. E perfino il "re", con tutte le virgolette che la storia gli ha messo attorno, è un gran burino. Allora, forse, la questione morale o etica che dir si voglia è, in Italia, la questione del moderno che non c’è, non arriva, si tiene alla larga… Il moderno che nasce attorno all’alfabeto dei diritti e dei doveri, del sentirsi cittadini e magari esserlo, del farsi strada senza la raccomandazione del parroco o la pacca sulla spalla del compare sottosegretario, del sesso che non si compera come le caciotte. Questo moderno è, qui e ora, lontanissimo dalla mentalità diffusa di un paese che per giunta, poveretto, ha alimentato le proprie disgrazie dando mano libera all’arcitaliano per eccellenza, ovviamente lui, il Silvio, ammiratissimo dalla massaia e dal garagista, dal managerino e dal pensionato, per quanto è stato bravo a farsi largo, così largo che tutto intorno, ormai, rimangono solo macerie fumanti. E caciotte con le tette di fuori.

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