La storielletta secondo la quale il centrodestra sarebbe egemone ‟nelle zone più progredite e sviluppate del Paese” frana miseramente di fronte a questo ennesimo dato: nel Nord Italia il Sì alla devolution di Bossi ha perso nelle città e ha vinto nelle campagne. Il leghismo, evidentemente, è leggibile anche sotto il profilo del vecchio antagonismo città/campagna. Cioè tra modernità e arcaismo. Tra innovazione e tradizione. È un movimento di valle e di contado, molto più prossimo all’impaurito anti-cosmopolitismo di Haider che alle presunte urgenze riformatrici del Nord che produce e innova. Esattamente come in Francia la Costituzione europea ha stravinto a Parigi e nei grandi centri e ha straperso in provincia, nella cosiddetta Padania la Costituzione italiana ha vinto a Milano (e a Treviso…) e perso nelle valli bergamasche.
E dunque, per cortesia, non ci vengano mai più a raccontare che Speroni e Calderoli hanno a che fare con alcunché di moderno o progressivo o innovatore. Specie in un Paese come l’Italia, la cui cultura europea e metropolitana è recente e fragile, e le cui radici rurali e cattolico-tradizionaliste sono ancora profondissime, insorgenze come quella leghista sono immediatamente riconoscibili come reazionarie. Viva la faccia del vecchio sanfedismo, che almeno non pretendeva di dirsi moderno.

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