Secondo Giulio Tremonti, il progetto contro l’evasione fiscale del governo Prodi ha l’obiettivo di "generalizzare la paura" attraverso uno Stato "occhiuto e giacobino", creando le condizioni per una "sudditanza civile". Cioè: in un paese che evade il fisco per migliaia di milioni di euro, stringere le maglie dei controlli significherebbe, per un ex ministro, attentare alla libertà. Cioè ancora: il cittadino imbroglione, che deruba la sua comunità e vive a sbafo alle spalle degli altri, altri non è che la vittima potenziale dello Stato prepotente e ficcanaso, che si permette di fargli i conti in tasca per scoprire se ruba o non ruba.
È una versione appena più elegante e colta di "Roma ladrona". Tremonti, del resto, rappresenta da tempo il "grammatically correct" del leghismo. Siccome quelli che agitano il forcone e strabuzzano gli occhi in televisione non ce li possono mandare, mandano lui. Rimane da chiedersi se un eventuale fisco lombardo-veneto o meglio ancora bavarese riuscirebbe a scucire i quattrini dovuti dalle tasche di quei valorosi valligiani. Nel caso, saremmo anche disposti a diventare secessionisti: pur di vederli pagare la tasse per la prima volta dai tempi dei Goti.

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