La ridicola deriva di ciò che rimane dell’idea monarchica in Italia non conosce tregua. Adesso salta fuori una sedicente Consulta dei senatori del Regno, che spodesta dal suo non-trono il non-re Vittorio Emanuele (sembra una pagina di Lewis Carroll) e nomina "capo di casa Savoia" il cugino Amedeo, poveretto. Se credete che la ragione di questa detronizzazione virtuale, da parte di senatori virtuali di un non-regno, dipenda dal fatto che il non-re (ora fu-non-re) Vittorio Emanuele è coinvolto in una fosca storia di baldracche e gioco d’azzardo, vi sbagliate. I non-senatori sostengono che Vittorio Emanuele è indegno del non-trono perché "ha sposato una donna borghese". Lo sostengono quarant’anni dopo il matrimonio, facendo ridere rumorosamente i pochissimi italiani vagamente interessati a questi cascami surreali. E riuscendo a coniugare, in un colpo solo, il disgustoso classismo dell’aristocrazia nera e la peggiore ipocrisia democristiana. Se la cosa fosse seria, i "senatori del Regno" andrebbero denunciati perché la Costituzione repubblicana ha abolito i titoli nobiliari e non ammette discriminazioni tra i cittadini. Non essendo una cosa seria, basta una raffica di pernacchie (ennesima, ma temo non finale) a salutare, in gruppo, gli artefici di questa inesauribile parodia.

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