È il seme della vita, il liquido organico con cui l’uomo feconda la donna, il contributo maschile alla riproduzione della specie: ma adesso è possibile crearlo artificialmente, sul vetrino di un laboratorio. Significa, in teoria, che la storia dell’umanità può fare a meno di uno dei suoi due protagonisti: per concepire, Eva, in teoria, non ha più bisogno di Adamo. L’annuncio arriva dalla Gran Bretagna, dove scienziati della Newcastle University sono riusciti a produrre sperma da cellule staminali raccolte da embrioni di topolini. Come è noto, le staminali sono cellule da cui si può far crescere ogni genere di cellule; ed era già accaduto, in un test compiuto sempre in Inghilterra (Sheffield University), che ricercatori avessero ricavato sperma da cellule staminali. Ma si erano fermati lì. A Newcastle, invece, hanno sviluppato le cellule di sperma fino a quando sono state pronte per fecondare un ovulo, quindi hanno impiantato l’ovulo fecondato in una topolina: l’animale ha avuto una normale gravidanza, al termine della quale ha messo al mondo sette topini. Uno è morto dopo pochi giorni, gli altri sei sono sopravvissuti e sono diventati adulti.
‟È la fine dell’uomo?”, perlomeno come mezzo di riproduzione, s’interroga la stampa britannica, immaginando un futuro in cui le donne, con questa tecnica, potrebbero in effetti riprodursi da sole. È presto, beninteso, per dire ‟ciao, maschio”. Per cominciare, la scoperta della Newcastle University - descritta nei dettagli sulla rivista scientifica Developmental Cell - necessita ulteriori studi perché sia perfezionata: i sei topolini sopravvissuti soffrivano di anomalie genetiche, facevano fatica a camminare, erano troppo grossi o troppo piccoli, e sono tutti morti nel giro di cinque mesi, meno di un quarto della vita media di questo minuscolo mammifero, che è di due anni. In secondo luogo, la ricerca condotta dal professor Karim Nayernia ha come obiettivo dichiarato non certo quello di eliminare l’uomo dalla procreazione bensì di aiutarlo nell’impresa: viene considerata un importante passo avanti per la cura della sempre più diffusa infertilità maschile. ‟Cellule di sperma ricavate dalle staminali di un uomo potrebbero essere cresciute in laboratorio fino a svilupparsi e quindi essere impiantate di nuovo nel paziente”, nota il professor Nayernia: risultando nella nascita di un figlio biologicamente proprio, anziché facendo ricorso allo sperma di un anonimo donatore. Quanto all’idea che il procedimento possa servire a un altro scopo, ovvero a fare a meno del maschio per procreare figli, va precisato che al momento le leggi del Regno Unito la vietano tassativamente: per cui, anche se fosse tecnicamente possibile, sarebbe illegale. ‟Mettere al mondo figli in questo modo causerebbe infiniti problemi etici”, osserva Anna Smajdor, ricercatrice dell’Imperial College di Londra. ‟Chi sarebbe il padre? Un gruppetto di cellule staminali su un vetrino? Oppure l’embrione da cui queste cellule sono cresciute?”.
Assai meno seriamente, il quotidiano ‟Sun” pubblica una lista di ragioni per cui la donna avrà sempre bisogno dell’uomo: per avere qualcuno che le chiede scusa, anche se non sa per cosa; per dirle che quel vestitino nuovo le sta benissimo; per cambiare le ruote della macchina; e così via. Ma noi uomini dovremo inventarci ragioni più importanti, se vogliamo che la prospettiva da romanzo di fantascienza di un mondo popolato soltanto da donne non diventi realtà.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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