A una certa età, non è che uno si aspetti molto dalla vita. Il rovescio della medaglia è che, diminuendo le pretese, basta poco per essere felici. Io, per esempio, piangerei di gioia se i miei colleghi di ogni ordine e grado stabilissero, una volta per tutte, che chiamare "Bambi" i caprioli è, in termini scientifici, in termini lessicali e perfino in termini giornalistici, una inutile stronzata. Io vi supplico in ginocchio, io vi scongiuro carponi, io sono disposto a diventare vostro fedele amico per tutta la vita, a essere devoto a voi e ai vostri figli, se la piantate di confondere i daini (Bambi) con i caprioli. è come chiamare Fido un cavallo. è come chiamare Miciomao un canarino. è come chiamare Dumbo un pesce rosso. Perché? Perché? Io capisco che ci si possa sbagliare scrivendo di Libano, o di economia, o della scoperta di una supernova nella galassia di Gumbaz. Ma perché insistere con tanta pervicacia, con tanta ferocia, quando un bel po' di gente (tra i quali il venerabile Rigoni Stern) vi ha spiegato che Bambi non è un capriolo, è un daino? Ma fatene quell' accidenti che volete, con i caprioli, adottateli e iscriveteli alla materna con vostro figlio, stufateli con le patate (basta che non dimenticate il ginepro), fateli parlare alla Camera, iscriveteli nelle liste di disoccupazione. Ma non chiamateli Bambi! Bambi no! Bambi basta! Per pietà!

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