In una cittadina ligure, tra l’altro a pochi metri dal luogo dove dormivo sereno e ignaro della confusione del mondo, la notte scorsa quattro teen-agers pirla (bravi ragazzi, dicono le cronache: ma molto pirla, e nel pieno dell’età più pirla della vita) hanno tracciato qualche svastica sui (poveri) muri della locale moschea. Già la mattina dopo confessavano in lacrime alla Digos. Fossi io a ricevere il durissimo incarico di riportarli alla creanza, direi loro questo, tanto per cominciare: perfino per essere razzisti, benedetti ragazzi, bisogna impegnarsi un pochetto. Almeno leggere qualche giornale, o guardare qualche telegiornale. Le svastiche, a voler essere pignoli, le tracciano sulle sinagoghe, non sulle moschee. Non so se ve l’hanno detto, ma i nazisti di mezzo mondo ce l’hanno con gli ebrei, non con i musulmani. Anzi: il presidente del più popoloso e importante Stato islamista, la Persia, è diventato il nuovo idolo degli antisemiti, nega l’Olocausto e vuole distruggere Israele. E dunque, in buona sostanza, io vi condannerei, oltre che a chiedere scusa ai bravi musulmani offesi, e a ripulire la moschea, alla pena più dura che possa toccare a un umano di quindici anni, oggigiorno: leggere qualche libro. Studiare qualcosa. Pensare qualcosa.

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