"Berlusconi balla a Porto Cervo alla festa dello sceicco", titola un quotidiano. La danza sarda segue di pochi giorni il balletto di Marrakesh (luccichio dei brillanti donati alla sua Bella! Fruscio di ricche vesti! Penombra seducente!) effondendo un’aura di esotismo e lussuria tra gli ombrelloni italiani, dove le madamin piemontesi e i travet lombardi (nonché, naturalmente, l’impiegato romano e la cara vecchia piccola borghesia dell’intero Stivale) sognano il loro eroe come nelle illustrazioni dei romanzi di appendice. O nei promo di quei film in costume nei quali la voce dello speaker prometteva "una storia di passione e di fasto nello splendore del Technicolor". Una festa con sceicco, poi, non è la stessa cosa di una festa di un industriale di scaldabagni, diciamolo. Solo il compleanno di un principe indiano, o di un margravio (non ho mai saputo bene che cosa sia un margravio, ma la parola è strepitosa, e indica sicuramente poteri smisurati e ricchezze stupefacenti), avrebbe potuto avere lo stesso impatto. Berlusconi lo sa. Conosce il suo pubblico. Si sta informando se per caso una delle barchesse lunghe come un lungomare, attraccate lì di fronte, non ospiti un margravio. Prossimo titolo "Berlusconi danza con la margravia".

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