Lo sfortunato Mel Gibson rischia la faccia: lo hanno fermato mentre guidava ubriaco, ha gridato ai poliziotti "sporchi ebrei", è stato fotografato a Malibù ancora brillo e in un crocchio di pupe discinte. A parte l’antisemitismo, il resto delle accuse mi pare infinitamente meno grave, come colpa, del filmaccio che lo ha reso una star della regia, quella "Passione" che è forse il più irreligioso e antispirituale degli sguardi mai posati sul povero Cristo. Ma per la moltitudine di bigotti che ha fatto di Gibson un idolo, le sua disavventure di strada sono probabilmente imperdonabili: a interessarsi a Gibson è quel tipo di opinione pubblica americana, leggermente schizofrenica, che non se la prende troppo per i bombardamenti, purché a debita distanza dalle sacre coste patrie, ma l’alito cattivo di un ubriaco, o i comportamenti sessuali irregolari, la mandano letteralmente in bestia. E in fondo Gibson merita più di altri, meglio di altri, il pollice verso dei cristiani rinati e degli altri suoi fans: selezionando accuratamente un pubblico bigotto e conservatore, si è preparato da solo il suo capestro. Fosse accaduto a Steve McQueen, di guidare ubriaco, i suoi fan avrebbero chiesto di dargli un Oscar ad honorem.

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