Le magliette multicolori sono già in stampa (‟Amos Oz for president”), anche se i dubbi non sono stati sciolti. Lui è tra gli scrittori più noti in Israele e nel mondo. E nell'Olimpo della grande opinione pubblica è da sempre in buona compagnia di due celebri colleghi: David Grossman, l’altro giorno proposto come leader di partito, e Abraham Yehoshua, al quale sempre più spesso gli osservatori chiedono lumi non soltanto narrativi, ma anche politici. Appare dunque naturale che in Israele si invochi oggi la partecipazione di un intellettuale riconosciuto come Amos Oz alla politica attiva. Di più. Come ieri ha scritto il quotidiano ‟Maariv”, la potente comunità d’affari lo vuole anzi a capo dello Stato, al posto dell’ormai discreditato Moshe Katsav, travolto dal recente scandalo sessuale e dato già per finito. Mentre anche nei confronti del premier Ehud Olmert è stata chiesta l’apertura di un’inchiesta di polizia per una serie di nomine politiche effettuate quando era ministro del Commercio. Così l’autore sensibile di libri indimenticabili come Una storia di amore e di tenebra, Conoscere una donna e di saggi come Contro il fanatismo, il fondatore lucido del movimento Peace now, il sostenitore della recente guerra in Libano e poi della tregua con Hezbollah, viene ritenuto da molti l’uomo in grado di dare nuovo lustro alla sbiadita carica istituzionale. La sua biografia parla per lui, influenzata com’è dagli infiniti processi storici, sociologici e politici che hanno plasmato la società israeliana. Amos Klausner, in arte Oz, oggi 67enne, viveva da bambino a Gerusalemme in un rione di ebrei d’origine europea, sopravvissuti all’Olocausto. All’età di 15 anni, invaghito del mito sionista del pioniere impegnato a dissodare i campi, passò in un kibbutz a sud di Tel Aviv, per poi servire nelle unità militari. Nei campi avrebbe conosciuto e poi sposato Nili, la figlia del bibliotecario. Quindi furono gli anni di studio all’Università della capitale e, dopo l’esordio sulla stampa laburista, giunse la travolgente notorietà nazionale ed internazionale come romanziere. Infine il trasferimento nel clima asciutto di una lontana località nel deserto del Negev, Arad. Oz scrittore famoso (premio Goethe nel 2005), ma anche attivista. Nella prima guerra del Libano, quella scatenata da Begin e Sharon nel 1982, da intellettuale vero aveva infiammato piazze colme di dimostranti, reclamando l’intesa con i palestinesi. Oggi è diventato più pacato, anche se molto determinato. Lo ha dimostrato nemmeno un mese fa, il 10 agosto, a guerra non ancora conclusa, quando dopo aver approvato a sorpresa il conflitto ha poi giudicato pronto il momento della tregua. Con lui, sulle stesse posizioni, gli inseparabili Grossman (che da lì a pochi giorni avrebbe perso in battaglia il figlio Uri) e Yehoshua. Adesso Oz non si tira indietro. Ram Caspi, l’avvocato dei potenti uomini d’affari, ne parlerà con Olmert per ottenere un consenso gradito a governo e opposizione. Oz dice essere disposto a considerare la nomina, se la sua candidatura è accettata da tutte le parti e non è oggetto di battaglia politica. ‟Sono pronto a correre - avrebbe detto - ma solo con il consenso di tutti”. Malgrado il prestigio, le sue posizioni di sinistra potrebbero infatti risultare indigeste ai deputati conservatori e a quelli religiosi.
Amos Oz

Amos Oz

Amos Oz (1939-2018), scrittore israeliano, tra le voci più importanti della letteratura mondiale, ha scritto romanzi, saggi e libri per bambini e ha insegnato Letteratura all’Università Ben Gurion del Negev. Con Feltrinelli ha pubblicato: Conoscere una donna (2000), Lo stesso mare (2000), Michael mio (2001), La scatola nera (2002), Una storia di amore e di tenebra (2003), Fima (2004), Contro il fanatismo (2004), D’un tratto nel folto del bosco (2005), Non dire notte (2007), La vita fa rima con la morte (2008), Una pace perfetta (2009), Scene dalla vita di un villaggio (2010, premio Napoli), Una pantera in cantina (2010), Il monte del Cattivo Consiglio (2011, premio Tomasi di Lampedusa 2012), Tra amici (2012; "Audiolibri Emons-Feltrinelli", 2013), Soumchi (2013), Giuda (2014), Gli ebrei e le parole. Alle radici dell’identità ebraica (2013; con Fania Oz-Salzberger), Altrove, forse (2015), Tocca l'acqua, tocca il vento (2017), Cari fanatici (2017), Finché morte non sopraggiunga (2018),Sulla scrittura, sull’amore, sulla colpa e altri piaceri (2019; con Shira Hadad). Nella collana digitale Zoom ha pubblicato Si aspetta (2011) e Il re di Norvegia (2012). Ha vinto i premi Catalunya e Sandro Onofri nel 2004, Principe de Asturias de Las Letras e Fondazione Carical Grinzane Cavour per la Cultura Euromediterranea nel 2007, Primo Levi e Heinrich Heine nel 2008, Salone Internazionale del libro nel 2010, il Premio Franz Kafka a Praga nel 2013. I suoi lavori sono stati tradotti in oltre quaranta lingue.

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