Il Tg1 di martedì sera era la spietata raffigurazione della tragedia (ridicola) della Rai. Si parlava delle nomine, e dunque del dramma della dipendenza della Rai dai politici. Ma ne parlavano (appunto) solo i politici. A raffica, in fila indiana, in uno di quei comici rosari di faccette che dichiarano, in cinque secondi, ciascuno il suo nulla. Compreso Rotondi, perfino Rotondi, addirittura Rotondi, in rappresentanza di un partito che conta e pesa meno di una Pro Loco di paese, ma in quanto partito è anch’esso azionista, anch’esso padrone, e dunque occupa il suo miserabile francobollo nel palinsesto. Non molto meglio di Rotondi, comunque, gli altri segnaposto di partito che okkupavano militarmente, senza averne alcun diritto istituzionale, tanto meno alcun diritto professionale, il principale telegiornale italiano. Tot secondi a testa, per una pantomima agghiacciante e inutile al termine della quale l’unica conclusione possibile, per il teleutente, era rassegnarsi al rapimento del servizio pubblico da parte di rapitori, per giunta, così noiosi, così scontati. Sono i politici i veri mezzibusti.

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