Non provate nemmeno a spiegarmi come possa Telecom avere accumulato quaranta miliardi di euro di debiti: ottantamila miliardi di lire. L’equivalente di una finanziaria da tempi di guerra. Non provate a spiegarmelo perché non riuscirei a capirlo. La cifra, pur se esorbitante, riesco a concepirla. Ma quello di cui non mi capacito è come si possa arrivare, in cima a quell’Everest di debiti, senza che qualcuno ti fermi prima. Senza che una sirena cominci a suonare, lanciando l’allarme rosso.
Nel mondo "normale", quello nel quale vivono e lavorano la stragrande maggioranza degli umani, c’è un rapporto ahimé molto stretto tra ambizioni e realtà. Tra soldi guadagnati e soldi spesi. Tra i desideri e il loro esaudimento. Varcata una ristretta soglia, quella della superfinanza e del megabusiness, pare che saltino tutti i tappi, svaniscano tutte le logiche: lassù tutto è possibile, gli zeri diventano virtuali, i debiti spariscono sotto il tappeto della protezione bancaria e politica, le "consulenze" fruttano cento, mille volte uno stipendio da manager, tutto si gonfia all’inverosimile, tutto diventa esponenziale, non più misurabile, non più controllabile. Prima ancora di stabilire se questo sia fuori dalla morale (tra parentesi, secondo me lo è), possiamo tranquillamente stabilire che è fuori di testa. Prima ancora della guerra, forse sarà la pazzia a far crollare il capitalismo. Speriamo di non restare sotto le macerie.

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