"Secondo alcuni scienziati, il fenomeno del deja-vu si spiega con la reincarnazione". Lo so che sono dettagli, pagliuzze, cosette. Ma sentire un conduttore della radio pubblica attribuire a "scienziati" una pur suggestiva fola, come è accaduto l’altro giorno, mi fa sentire in allarme. Ognuno ha le sue paure, e tra le mie più acute c’è la progressiva perdita di controllo su quanto si dice e si sente dire, sulle parole che si affastellano l’una sull’altra senza produrre senso, dunque senza produrre coscienza di sé e delle cose che ci circondano.
L’esempio che ho fatto è probabilmente minimo, ma galleggia in un oceano di analoghe vuotaggini. A volte pronunciate spensieratamente, altre volte, ed è molto peggio, scandite come rimarchevoli verità. E vomitate dai media a ritmo forsennato. Io non credo affatto che la cultura debba essere riservata a pochi eletti di grande dottrina. La cultura è un atteggiamento, è un modo di guardare, è lo sforzo di capire: se lo possono permettere (e mi è capitato di verificarlo) anche persone con un basso livello di istruzione. Non serve una laurea, dovrebbe bastare l’amor proprio per avere pudore delle parole che escono di bocca.

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