Uno degli argomenti forti (forse il vero argomento forte) del Prodi candidato era il massimo conto nel quale teneva la scuola. Che è anche la maniera più diretta, e operativa, di tenere conto del futuro, in un paese senescente e in piena crisi di prospettive.
Per questo sconcerta molto che il Prodi capo del governo possa accettare l’inevitabile penalizzazione della scuola prevista dai tagli della finanziaria. Se lo stato di penuria delle finanze pubbliche sollecita scelte drastiche, ebbene una scelta drastica sarebbe mettere la scuola su un piedistallo, e di tutto il resto fare oggetto di discussione e anche di sacrifici. Dire al Paese, con franchezza: un paese può anche essere più povero, a seconda delle contingenze, ma se la sua scuola è protetta, funziona, migliora, quel paese è destinato a funzionare e migliorare. In parole ancora più semplici, e drastiche, si possono anche avere le pezze al sedere se si ha una buona scuola pubblica. Una buona scuola dà speranza e soprattutto dignità a un Paese. Ma con una scuola a pezzi, che non crede in se stessa e non è creduta utile dallo Stato, un Paese è strutturalmente votato al disastro: al collasso culturale e allo scollamento sociale. Per questo, come elettore di questo governo, spero fortissimamente che il Prodi presidente difenda il punto di vista del Prodi candidato.

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