È veramente penoso che ad ogni articolo o vignetta o filmato ostili all’Islam i governi europei si sentano in dovere di scusarsi, specificando che questi attacchi "non esprimono l’opinione del nostro Paese sull’Islam". L’ultimo episodio è avvenuto in Danimarca, dove una tivù privata ha messo in onda una cosetta del locale partito fascista contro Maometto. Nell’etere, su internet e sui giornali, come è noto, circolano bassezze di ogni risma, in genere anti-umane ben prima che anti islamiche o anti cristiane o quant’altro: nessun governo democratico è in grado di controllarle né si sogna di farlo, perché dunque porgere all’Islam e solo all’Islam frettolose e pompose scuse? Sì, lo so, è per paura di ritorsioni, attentati, assassinii. Ma poiché, in linea di principio, qui in Europa nessuna comunità ha il diritto di condizionare la libertà di espressione (se non ricorrendo ai tribunali in caso di diffamazione o incitamento all’odio razziale), riconoscere "all’Islam" (e quale, poi?) questo diritto di veto politico è un errore micidiale. Ogni musulmano intelligente e civile sa benissimo come funzionano le cose in democrazia. I governi che si scusano, dunque, lo fanno a vantaggio di una minoranza di fanatici, riconoscendoli, di fatto, come interlocutori. Meglio sarebbe piantarla di scusarsi, e ripetere una volta per tutte, piuttosto, che la libertà di espressione, qui da noi, è un diritto così forte e riconosciuto che una parola greve non può certo metterla in discussione.

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