Si può (e si deve) essere sottoposti a un test antialcolico dalla polizia stradale. Ma al test antidroga di una troupe televisiva? Si è tenuti a rispondere alle domande dei magistrati. Ma a quelle di un inviato con un microfono in mano? Non si può rifiutare un mandato di comparizione. Ma il Tapiro d’Oro? Riassumendo: la televisione è una nuova branca del potere giudiziario, per giunta una branca particolarmente inquisitoria, che spesso non riconosce il diritto alla difesa, e istruisce accuse, e tende agguati sotto l’androne, ed erige gogne a suo piacimento? Capisco il "fin di bene" delle Iene, che hanno inteso incastrare un ceto politico che (in rappresentanza del popolo elettore) fa uso di droghe in un caso su tre, e poi legifera in modo pesantemente proibizionista. Ma non credo che il fine giustifichi i mezzi. Sono i mezzi, al contrario, che costruiscono il fine a loro immagine e somiglianza, e mezzi scorretti o furbi o aggressivi produrranno, inevitabilmente, risultati analoghi. Per esempio, in questo caso, un generico tumulto contro "i politici drogati" che non spiega niente e non aggiunge niente alla spinosissima questione delle dipendenze. Temo di essere in minoranza, ma io sono di quelli che, quando si sputtana qualcuno in televisione, cambia canale.

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