Le università britanniche sono diventate dei ‟centri di reclutamento” per musulmani estremisti, che poi si arruolano nelle fila dei terroristi. I docenti, e magari anche gli studenti, dovrebbero sorvegliare e segnalare alle autorità competenti questi giovani, che rappresentano un crescente pericolo per la società. E tutti, organi di polizia, centri sociali, singoli individui, devono impegnarsi di più per scoprire le ‟teste calde” dell’Islam che si aggirano per il Regno Unito. A dire queste cose è un autorevole membro del governo Blair, il ministro per le Comunità Ruth Kelly: una degli astri del Labour, oltre che una cattolica convinta, seguace dell’Opus Dei. Le sue parole hanno scatenato nuove polemiche in Gran Bretagna, ancora più accese di quelle create nei giorni scorsi dalle critiche di altri esponenti di governo al velo islamico. Il Muslim Council of Britain, la più importante organizzazione rappresentativa dei quasi due milioni di musulmani britannici, parla di ‟demonizzazione dell’Islam”. La National Union of Students, l’associazione nazionale degli studenti, dunque non un gruppo musulmano, parla di ‟caccia alle streghe” e ‟nuovo maccartismo”. Tony Blair per il momento cerca di non farsi coinvolgere nel dibattito, commentando solo che è doveroso discutere di queste cose ma che le opinioni espresse dai suoi ministri sono a titolo personale, dunque non riflettono ‟la linea del governo”. Sarà anche così, ma ormai non passa giorno senza che qualcuno dei suoi ministri prenda posizioni critiche verso certi aspetti dell’islamismo. Aveva iniziato il ministro degli Interni John Reid, promettendo di impedire ai musulmani di creare dei ‟ghetti dove nessuno può entrare” in questo paese. Ha proseguito l’ex ministro degli Esteri e attuale ministro per i rapporti con il Parlamento, Jack Straw, dicendo che preferirebbe che le donne musulmane si togliessero il velo. Numerosi suoi colleghi di governo hanno appoggiato questo intervento, e continuano a farlo. Ieri il ministro della cultura Tessa Jowell gli ha fatto eco affermando che il velo è un simbolo della ‟sottomissione femminile”. Anche l’opposizione, frattanto, sembra schierarsi su posizioni analoghe: il ministro degli Interni del ‟governo ombra” dei conservatori, David Davids, ha scritto domenica su un giornale che il velo islamico crea ‟una forma di apartheid volontario”. In questa atmosfera la richiesta della Kelly rischia di diventare benzina sul fuoco. ‟Non si tratta di incoraggiare docenti e studenti a spiare”, si è giustificata lei, ‟bensì di aiutare le università a proteggere gli stessi studenti musulmani da estremisti che cercano di allevarli al culto dell’odio e della violenza”. Sempre più spesso, sostiene il ministro, le associazioni islamiche organizzano incontri con personaggi e religiosi radicali nei campus: è questo tentativo di reclutamento strisciante che va combattuto. Replica Lord Ahmed, primo musulmano nominato alla camera dei Lord: ‟È una demonizzazione degli islamici britannici”. E Gemma Tumelty, presidentessa della National Students Union: ‟Vogliono trattare con sospetto tutti i musulmani, unicamente sulla base della loro religione. È una strategia che ricorda il maccartismo”. Cioè la ‟caccia alle streghe” contro i comunisti, nell’America degli anni '50.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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