L’amico Putin, seppure con i suoi modi da steppa, per una volta ha detto una cosa ahimé giusta: quanto a mafia, l’Italia non ha le carte in regola per dare lezioni agli altri. Ma la politica dev’essere davvero una specie di droga se è vero, come è vero, che le reazioni italiane sono state perfino più stonate del prevedibile. La sinistra, che di mafia parla da quando è nata come di un cancro che corrode il paese, e da Portella della Ginestra fino a noi conta tra i suoi uomini la grande maggioranza delle vittime di mafia, si è inalberata come se Putin avesse detto chissà quale enormità. Viceversa Berlusconi e molti dei suoi soci, che in cinque anni di governo hanno stabilito un vero e proprio record di omertà politica rispetto alla questione mafiosa (e stendiamo un velo pietoso su Mangano e Dell’Utri), ha difeso a spada tratta l’amico Putin. Cioè: se a dire "mafia" è un pm italiano, che magari rischia la pelle, nel centrodestra si grida al giustizialismo. Se lo dice Putin, allora è una verità da applaudire. Non saprei proprio, in questo quadro insieme penoso e stravagante, quali delle due parti politiche si sia maggiormente distinta per incoerenza. Diciamo solo che, come spesso accade, la sinistra immalinconisce, la destra fa morire dal ridere.

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