Qualcosa è cambiato. La frattura tra Gran Bretagna e resto d’Europa sull’Iraq, con Londra da sempre schierata sulle posizioni di Washington e dunque favorevole alla guerra, si ricompone, almeno in parte, a proposito della condanna a morte a Saddam Hussein. ‟Siamo contrari alla pena di morte, contro Saddam e contro chiunque altro”, ha detto ieri Tony Blair nella sua conferenza stampa mensile, subito prima di incontrare Romano Prodi a Downing Street; e in questo modo il primo ministro britannico si è di fatto uniformato alla linea ufficiale assunta dall’Unione Europea di opposizione all’impiccagione del raìs. Per la verità Blair si è rifiutato di dichiarare specificatamente, nonostante ripetute domande dei giornalisti, se il leader iracheno debba essere giustiziato o meno, limitandosi a riaffermare in linea di principio che il Regno Unito è contrario alla pena capitale in qualunque circostanza e contro ‟chiunque”, come del resto stabilisce sia la legge britannica, sia l’adesione di Londra alle norme comunitarie. Ciononostante le parole del premier laburista suonano assai diverse da quelle pronunciate il giorno prima, alla prima notizia della sentenza, dal suo ministro degli Esteri, Margaret Beckett, che si era detta sostanzialmente d’accordo con la condanna all’impiccagione, la stessa linea della Casa Bianca.
Il cambiamento di Blair, seppure parziale, segna una delle rare divergenze tra Downing Street e l’amministrazione Bush. Perché l’ha fatto? Forse perché l’aria sull’Iraq è cambiata, forse perché Bush sembra avviato a un rapido declino politico, forse come gesto di buona volontà verso il suo ospite di ieri a Londra, cioè Prodi.
Nel colloquio con Blair, il presidente del Consiglio ha parlato a lungo di Medio Oriente, dall’Iraq alla missione della forza di pace in Libano (per la quale il premier britannico ha ringraziato l’Italia), che potrebbe estendersi a un controllo della frontiera con la Siria. Sulla condanna di Saddam, Prodi ha detto: ‟Non mi sorprende, è la conclusione di una lunga dittatura. La frattura con Washington a questo riguardo c’è sempre stata, perché l’Unione Europea è contro la pena capitale mentre l’America è a favore”. Ma il capo del governo italiano ha notato che la più generale frattura fra Europa e Stati Uniti sulla guerra in Iraq sembra ridursi, perché oggi una crescente fetta dell’opinione pubblica Usa critica la guerra. Anche il ministro degli Esteri D’Alema è intervenuto sulla condanna a morte di Saddam, definendola ‟inaccettabile”, sia perché va contro la dottrina europea, sia perché l’esecuzione del raìs potrebbe aggravare il rischio di guerra civile in Iraq.
Pur senza dire di più sulla condanna a morte di Saddam, da parte sua Blair ha sottolineato che il suo processo ha fatto pienamente emergere ‟la brutalità barbarica” del precedente regime iracheno: una maniera implicita di difendere comunque la scelta di rovesciare il dittatore intervenendo militarmente in Iraq accanto agli Stati Uniti. Ma a Londra come a Washington, sia pure a livello ufficioso, la parola ‟ritiro” da Bagdad non è più un tabù: si discute soltanto intorno alla data in cui riportare a casa le truppe.
Anche questo ha permesso un incontro bilaterale rilassato e cordiale fra Blair e Prodi: ‟Lo conosco da molto tempo, come premier e come presidente della commissione europea”, ha detto il leader laburista, facendo capire che non avrà rimpianti per Berlusconi.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>