Abituati a considerarci i meno naturalisti e i meno zoofili tra i popoli d’Europa, la cronaca recente almeno in parte ci riabilita. E rovescia il luogo comune contro paesi più settentrionali e in fama di essere più ambientalisti. Secondo la denuncia di Legambiente i lupi italiani, rimessi in sesto grazie allo sforzo del Parco Nazionale degli Abruzzi e risaliti fino all’arco alpino, appena mettono piede in Francia o in Svizzera (sì, in Svizzera!) rischiano una fucilata. E il famoso orso Bruno, sconfinato fino in Baviera dal natio Trentino, è stato accoppato dai cacciatori locali nonostante i generosi schiamazzi degli animalisti.
Insomma, produciamo fauna selvatica per gli schioppi di oltre confine, proteggiamo specie decimate dal progresso per vederle in pericolo appena scollinano fuori d’Italia. Devastatori della natura per generazioni, mangiatori di uccellini con polenta, pescatori di frodo, abbiamo evidentemente fatto qualche passo in avanti, grazie a piccole, solide, tenaci avanguardie di naturalisti, direttori di Parco appassionati, guardie forestali, e perfino cacciatori coscienziosi che hanno fatto molto per la ripopolazione. Avanguardie virtuose che adesso dovremmo spedire in giro per l’Europa per dare qualche utile ragguaglio, anche legislativo, ai nostri rudi e arretrati vicini.

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