Non sapevo (e lo so adesso grazie a Mario Pirani) che ad Arezzo la precedente giunta di centrodestra avesse intitolato una piazza ai sanfedisti di "Viva Maria". Considerando che il sanfedismo fu violentemente antidemocratico, antiunitario, antitaliano, antiborghese e antisemita, tanto valeva che la destra aretina dedicasse le strade limitrofe agli Ustascia croati o al Ku Klux Klan: trattasi pur sempre di movimenti di forte impronta cristiana (anche se Cristo ne avrebbe fatto volentieri a meno). La notizia, in ogni modo, vale come esemplare conferma dello strabocchevole trionfo di quel fenomeno impropriamente chiamato revisionismo storico. Dico impropriamente perché la revisione della storia è, in sé, la materia stessa di qualunque libero lavoro storiografico. Quanto è accaduto in Italia, al contrario, deriva dalla volontà squisitamente ideologica e politica di contrapporre a una presunta "storia ufficiale", presuntamente imbalsamata dalla sinistra, una contro-storia non presuntamente di destra: che mette in fila, come birilli da abbattere, Risorgimento, fine del potere temporale della Chiesa e Resistenza fino a risalire – e perché no, dati i presupposti? – ai forconi e ai pogrom del sanfedismo: ai quali dobbiamo, in buona parte, la mancata penetrazione degli ideali liberali nel Sud del Paese. Non avendo, la destra italiana, niente di liberale, i conti tornano.

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