‟Vi è una evidente affinità tra le adunate oceaniche di piazza Venezia e i comizi di piazza San Giovanni”, scrive Sergio Romano per suffragare la sua curiosa teoria sul Pci erede storico del partito fascista. Aggiungerei che vi è una evidente affinità anche con i raduni dei papa-boys e con Woodstock: un sacco di gente che inneggia a qualcuno o qualcosa.
Poi naturalmente le persone tornano a casa, e sarebbe interessante, magari, scoprire come si comportano e che cosa hanno imparato, nel bagno di folla. A piazza Venezia, per esempio, si andava per inneggiare prima al dittatore e poi alla sua guerra, a piazza San Giovanni, trenta e quarant’anni dopo, a rivendicare i diritti di chi lavora. Ma il colpo d’occhio di Sergio Romano, misurando a spanne la materia umana e politica stipata nelle piazze, evidentemente vede e capisce ciò che noi si ignora: ‟Chiunque sia nato negli anni del fascismo e abbia assistito alla straordinaria popolarità del partito comunista non può non avere notato le analogie tra i due fenomeni”. Fortuna che Romano me lo spiega, oggi, che cosa ho pensato e fatto nella prima metà della mia vita. Credevo di credere nella Repubblica e nella sua Costituzione, e invece la mia era soltanto una replica del saluto al Duce: e senza neanche il Duce, per giunta. Non solo sono stato parafascista, dunque: ma pure orbo.

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