Quando a Palazzo Chigi c’era Berlusconi, una piccola minoranza di intellettuali e politici di sinistra definì "regime" quel governo. E venne subissata di critiche, accusata di estremismo, di paranoia, di slealtà politica. Torrenziali dibattiti, durati l’intera legislatura, stabilirono che usare quel termine per delegittimare un governo liberamente eletto era cosa da fanatico o da bischero. In un paese democratico non ci sono regimi: ci sono governi. Ma ieri, alle spalle degli oratori del centrodestra in piazza San Giovanni, campeggiava la scritta "Contro il regime", slogan ufficiale della manifestazione. Dunque per il centrodestra nel suo complesso (non per sue frange particolarmente esulcerate: per il suo stato maggiore, per i suoi leader) questo governo è un "regime". Un’affermazione che fu ritenuta grave e inaccettabile se detta da una manciata di intellettuali di cattivo umore, evidentemente è considerata normalissima quando a dirla sono Berlusconi, i suoi alleati e il coro compatto dei suoi giornali: infatti non risulta che sia in corso alcun dibattito in materia. Ma si sa come funzionano queste cose: se dice "merda" la sinistra, è l’isterismo degli intellettuali. Se arriva da destra, è il genuino entusiasmo popolare.

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