Le malevole indiscrezioni secondo le quali l’Udc sarà comunque presente oggi a Roma, sotto forma di bandiere ordinate dalla fureria di Forza Italia, amareggia l’onorevole Casini, che teme di trovarsi con le sue truppe a Palermo solo nella realtà e non nelle immagini dei telegiornali. Essendo le immagini dei telegiornali molto più potenti della realtà (la realtà, oggigiorno, è solo un’opinione di minoranza, signora mia), Casini va capito. Per altro, non è colpa di alcuno se il leader dell’Udc ha schierato la sua avvenenza e i suoi voti da quella parte lì, che punta tutto sulla coreografia, i riflettori, il colpo d’occhio. Berlusconi non può certo rifare il casting solo perché Casini ha uno dei suoi soliti scrupoli centristi, e preferisce, cinematograficamente parlando, una produzione indipendente. Nella Hollywood berlusconiana Casini è stato una presenza fissa e affezionata: lo abbiamo recentemente rivisto, nel film di Deaglio, sul palco di un mega-comizio elettorale napoletano, insieme agli altri leader della Casa delle Libertà, mentre sorrideva davanti a uno sventolio di bandiere neonaziste: e se era turbato non lo lasciava trapelare. Ora vuole rompere il contratto: lo capiamo, non sta bene che un moderato manifesti con Forza Nuova. Ma gli ci vorrà un po’ per rifarsi un’immagine. Diciamo una decina d’anni, sempre che Berlusconi rinunci a schierare nelle scene di massa una sua controfigura.

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