Ai funerali di un povero ragazzino barese (tredici anni!) morto mentre faceva una rapina, sono stati sparati un po’ di fuochi d’artificio. Evidentemente la comunità che lo ha generato, poi trasformato in rapinatore a tredici anni e infine lo ha condotto a morte, è molto fiera di se stessa, e ha inteso celebrarsi con qualche botto allegro. Si sa, del resto, che i funerali silenziosi, senza applausi, senza forme di cordoglio ostentato e appiccicoso, quasi non esistono più: tacere e riflettere dev’essere diventata, agli occhi di moltissimi italiani, quasi una menomazione. Ma i botti al funerale, quelli sono una gloriosa new entry nella classifica della sguaiatezza nazionale: neanche nel terribile saluto "guappo" di Napoli a Mario Merola, che pure segnò quasi un record di cattivo gusto e impunità culturale, si era arrivati a tanto.
Se si pensa, poi, come è morto quel bambino di Bari, in che ambiente dev’essere cresciuto, davvero non ci si capacita di come l’intera città non sia sprofondata in un raggelato silenzio. Il problema è che, probabilmente, se riuscissero a tacere per dieci secondi consecutivi, e a riflettere per i successivi dieci, molti italiani vorrebbero sprofondare per la vergogna. È per questo che amano così tanto fare casino.

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