Il giorno in cui, indossando la giacca prima di uscire per andare in ufficio, la giacca ci ricorderà gli appuntamenti della giornata, le telefonate da fare e le commissioni da sbrigare, non è lontano. Un’azienda high-tech britannica ha ottenuto i finanziamenti per costruire la prima fabbrica al mondo di microconduttori di plastica, una svolta che potrebbe rivoluzionare il settore dell’elettronica e non soltanto quello, introducendo un futuro da fantascienza nella nostra vita quotidiana. Costruiti in plastica anziché in silicio, come avviene attualmente, i nuovi microchip ridurranno enormemente i costi facendo scendere i prezzi di una vasta gamma di prodotti, dai computer ai televisori a gadget di ogni tipo; e in un secondo tempo potranno essere inseriti anche in prodotti non elettronici, come le confezioni di alimentari o i capi di abbigliamento, per comunicare all’acquirente una serie di informazioni: dalle istruzioni per l’uso, per esempio come cucinare un determinato cibo o come lavare un maglione di cachemire, a messaggi assai più sofisticati e personalizzati, da modificare di volta in volta, come l’agenda degli impegni della giornata. Un microchip ‟parlante”, insomma, ci terrà compagnia. Gli esperti prevedono che il passaggio ai microconduttori di plastica sarà la nuova frontiera tecnologica dei prossimi trent’anni. Tutte le maggiori aziende del pianeta rincorrono il progetto: ci stanno già lavorando, fra le altre, l’americana Lucent, l’olandese Philips, la giapponese Hitachi, la sudcoreana Samsung e la taiwanese Au Optronics. Ma a varcare per prima il traguardo è una piccola società di Cambridge, Inghilterra, la Plastic Logic, fondata nel 2000, con novanta dipendenti e azionisti importanti come Intel, maggiore azienda costruttrice di microchip del mondo, e Basf, maggior gruppo industriale chimico del mondo. ‟Abbiamo un vantaggio tecnologico di due anni sulla concorrenza in questo campo”, ha detto il presidente della Plastic Logic, Hermann Hauser, al Financial Times. Per costruire la fabbrica dei microchip di plastica, la sua azienda ha raccolto un finanziamento pari a circa 70 milioni di euro. Significativa la scelta del luogo: Dresda, nell’ex-Germania orientale, città che fu a lungo il centro della produzione di micro-elettronica per l’intero blocco sovietico. Un altro fattore in favore di Dresda sono stati i finanziamenti che il governo tedesco fornisce per attirare investimenti esteri. ‟Il nostro impianto potrebbe condurre a un’era di prodotti elettronici estremamente economici, in cui circuiti elettronici sono inseriti negli abiti che indossiamo, ad esempio per darci automaticamente le istruzioni sulle cose da fare nell’arco della giornata”, afferma Hauser. I microchip al silicio, che nel 2006 hanno avuto un fatturato mondiale di oltre 200 miliardi di euro, non saranno messi fuori commercio. Ma la Plastic Logic si aspetta vendite annue vicine al miliardo di euro entro cinque-dieci anni. I suoi primi prodotti saranno una serie di schermi leggeri, resistenti e flessibili, dello spessore di una carta di credito.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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