Prima o poi si dovrà fare un Albo Nazionale dei perseguitati politici, perché l’elenco si allunga e perfino il sottoscritto, vero cultore del genere, rischia di perdere il quadretto d’assieme. Ricordo recentemente Pupo (sull’autorevole ‟Corriere della sera”) dichiararsi discriminato dalla cultura comunista, che come è noto non ebbe altro per la testa. In passato il cantante Fred Buongusto accusò i cantautori di avergli rubato la scena perché sono tutti di sinistra e lui (modesto) invece no. Ma è di ieri una notevolissima new entry: Memo Remigi, indimenticabile autore di Innamorarsi a Milano, dichiara (sempre al ‟Corriere”, che di queste buone cause non ne perde una) che "in Rai non c’è spazio per i lombardi". Esiste dunque, ufficialmente, un caso Remigi. Che ha il merito di introdurre, nell’ormai monotono corteo di quelli che per colpa dei comunisti non vendono dischi o non ballano al Moulin Rouge o non conducono "Sereno variabile", la notevole variante della discriminazione anti-lombarda. Uno scandalo specie a fronte del fatto che la Lega ha un direttore di rete, e dunque controlla un terzo della Rai. Lombardi che discriminano lombardi: non è una vera vergogna?

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