Il giovine Lapo Elkann si meritò una certa simpatia pubblica quando rimase vittima di un triste incidente privato. Questa solidarietà contingente si aggiunse alla (come dire?) tenerezza che suscita il destino dei rampolli troppo ricchi e troppo ben nati, per i quali la vita è in genere una gara impari contro l’ombra di avi potentissimi e molto ingombranti. Il più fortunato, di solito, è quello che dilapida il patrimonio di famiglia divertendosi un mucchio anziché dilapidarlo annoiandosi. Ora però, come spesso avviene in questo Paese così sprovvisto di misura, si sta esagerando. Ogni apparizione pubblica del nostro viene seguita da battaglioni di giornalisti pronti a virgolettare ogni fregnaccia gli esca di bocca. Se porta gli occhiali da sole di traverso, o le mutande sopra i pantaloni, subito si parla di una nuova tendenza, tra gli squittii entusiasti delle giovani fan. È nato il lapismo, moda accessoria e fondata sugli accessori che il ragazzo lancia ogni quarto d’ora sul mercato. Non vorremmo che la piaggeria che già circondò il nonno ora si concentrasse su di lui. Il nonno era un vero cinico, e poteva anche fregarsene. Ma Lapo è tenero: potrebbe fargli male.

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