Birmingham come Bagdad. Un rapimento "all’irachena", la decapitazione dell’ostaggio filmata, il video messo su Internet: un atto studiato per scioccare il mondo, e soprattutto la folta minoranza etnica dei musulmani britannici nel Regno Unito, affinché nessuno di essi pensasse più di collaborare con le autorità o, peggio ancora, di combattere nelle file dell’esercito di Sua Maestà. Un piano ‟da far venire i brividi”, dicono ora a Scotland Yard, fermato quando stava per scattare: nove arresti a Birmingham, nell’Inghilterra centrale, alle quattro del mattino di ieri, eseguiti dalle forze speciali in congiungimento con uomini dell’MI5, il servizio segreto interno; e la vittima designata messa sotto protezione della polizia, trasferita in un ‟luogo sicuro”. È un soldato dell’esercito britannico, di religione musulmana: i terroristi volevano colpirlo per dare una lezione a tutti gli islamici di questo paese che non condividono le loro fanatiche convinzioni.
Degli uomini portati via in manette poco prima dell’alba si sa poco, per ora, ma un dato pare certo: le loro intenzioni segnalano una preoccupante novità nella campagna del terrore ispirata, se non direttamente guidata, da Al Qaeda. Finora le cellule islamiche attive in Gran Bretagna sembravano intenzionate ad architettare attentati contro ferrovie, metropolitane, autobus, aerei, allo scopo di compiere una strage di massa, come era accaduto il 7 luglio 2005 con l’attacco di quattro kamikaze nel metrò di Londra. Ora potrebbero avere cambiato tattica, nella convinzione che è possibile fare colpo sull’opinione pubblica con rapimenti e brutali esecuzioni, più facili da organizzare e forse più difficili da sventare. Il complotto venuto alla luce a Birmingham appare comunque il più grave dall’agosto dell’estate scorsa, quando gli inquirenti annunciarono di avere sventato un piano per far saltare in aria degli aerei diretti da Londra negli Stati Uniti, utilizzando esplosivi liquidi non riscontrabili al metal detector. ‟È la conferma che il Regno Unito è particolarmente nel mirino di gruppi legati ad Al Qaeda e particolarmente vulnerabile a causa della presenza di una vasta comunità di musulmani di origine pakistana, l’ala più radicale e più sensibile al reclutamento da parte della rete del terrore”, commenta Shane Brighton, un esperto di terrorismo all’istituto di studi politici Chatam House.
Il raid di ieri ha colpito il quartiere musulmano di Birmingham, una delle città con la maggiore diversità etnica di tutta la Gran Bretagna. Secondo le indiscrezioni, i terroristi volevano rapire il soldato di religione islamica al suo ritorno da un periodo di servizio con le truppe britanniche in Afghanistan, nasconderlo in un rifugio segreto, torturarlo, probabilmente presentare al governo Blair richieste inesaudibili, come il ritiro delle sue forze dall’Afghanistan e dall’Iraq, quindi uccidere l’ostaggio decapitandolo e fare vedere il filmato della sua condanna a morte su Internet. Una ripetizione di quanto avvenne in Iraq nel 2004, quando il defunto leader di Al Qaeda nella regione, Abu Musab al-Zarqawi, tagliò la testa a un ostaggio, il cittadino britannico Ken Bigley, e poi fece circolare quelle spaventose immagini sul web.
Gli agenti anti-terrorismo tenevano sotto sorveglianza la cellula di Birmingham da sei mesi. Apparentemente gli arresti sono scattati quando i terroristi stavano per portare a compimento il piano, anche se - forse è solo una coincidenza - il raid distoglie l’attenzione dei media britannici dalle polemiche contro il ministro degli Interni John Reid del quale l’opposizione chiede le dimissioni. Davanti alle case circondate e ai posti di blocco, i musulmani di Birmingham protestano: ‟Ogni giorno c’è un arresto, dopo un po’ il sospetto viene rilasciato e la polizia ritira le accuse”, dicono i leader della comunità. Ma Scotland Yard insiste: ‟Questa è un’indagine di grosse proporzioni, non è finita e finora abbiamo visto solo la cima dell’iceberg”.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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