Se ho capito bene (e temo di avere capito bene), la politica italiana sta chiedendo ai vescovi il permesso di legiferare in tema di diritti civili. Evidentemente rappresentare la totalità dei cittadini elettori non è ritenuto abbastanza autorevole. Al contrario le gerarchie cattoliche (che non sono elette da nessuno, e comunque parlano a nome di una parte soltanto del Paese) si esprimono con la sicurezza e la determinazione di chi è convinto di incarnare il bene comune. Anche quello degli atei, o dei tanti cattolici di diversa opinione. Anche il mio, anche il vostro: i vescovi sanno di che cosa abbiamo bisogno. Così assistiamo all’umiliante spettacolo del capo dello Stato che, con urbanità perfino eccessiva, propone alla Chiesa dialogo e compromesso e quant’altro. E il capo della Cei monsignor Betori che risponde picche, con un rovesciamento impressionante dei ruoli e dei poteri, come se ad avviare o stoppare gli iter legislativi fossero i vescovi. Il tutto (lo Stato) che si piega a una parte (la Chiesa). Cesare che rinuncia, lui per primo, a darsi quel che è di Cesare. Non sono mai stato anticlericale, e a cinquant’anni suonati preferirei non diventarlo. Ma se mi capitasse, la colpa sarebbe di una politica che si dimentica di rappresentarmi. E mi costringe a rappresentarmi da solo.

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