Ho letto con vivo interesse la breve intervista concessa da Laura Bush, in Uruguay con il marito, all’emittente Teledoce. L’equivalente di poche righe di giornale, nelle quali la signora pronuncia per otto volte (le ho contate) "Stati Uniti", e per zero volte il nome di qualunque altro luogo del pianeta. In pratica, ogni singola frase è formata da "Stati Uniti" più qualche parola prima e dopo che ha la stessa funzione del polistirolo da imballaggio: proteggere il prezioso contenuto, e cioè "Stati Uniti". Era statisticamente probabile, oltre che umanamente comprensibile, che la moglie del presidente degli Stati Uniti dicesse almeno un paio di volte "Stati Uniti", e non "Cambogia" o "Finlandia". Ma almeno un cenno benevolo all’Uruguay, paese che la ospitava, e a un altro paio di Stati, anche estratti a sorte tra i molti disponibili, avrebbe conferito al suo breve discorso un pochino di brio in più, e di monotonia in meno. L’autismo geografico dei coniugi Bush non cessa di sorprendere: trovano decisamente buffo, e a volte decisamente ostile, che al mondo esista qualcosa che non si chiami Stati Uniti. In visita a Montevideo, erano convinti di essere nel Nebraska. Lo staff non ha osato spiegargli che erano momentaneamente all’estero.

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