Articolare il pensiero è faticoso. L’assessore (!!) lombardo Piergianni Prosperini, ieri leghista e oggi di An, da molti anni si è autosospeso da questa fatica, e pronuncia le più ripugnanti enormità (ultima, la garrota per gli omosessuali) convinto che sia giusto "parlare come si mangia". Evidentemente mangia malissimo. Ma non è solo colpa sua. La colpa è soprattutto di quel vero e proprio movimento di opinione (vedi "Libero", vedi molta destra "parlamangista") che ha in sommo spregio il politicamente corretto e più in generale la savia, generosa fatica di chi si sforza di usare il linguaggio come una forma di mediazione intellettuale e non come una clava. Se uno come Prosperini si sente in pieno diritto di dire le sue boiate forcaiole, e poi si sorprende se Gianfranco Fini vuole cacciarlo dal partito, è perché un complessivo clima di fobia culturale, di derisione degli intellettuali e dei politici considerati fumosi e ipocriti, ha spalancato le porte al pensiero di pancia, considerato "popolare" e "genuino" anche quando è solo gaglioffo e incivile. Il latinorum degli intelligentoni non è sempre espressivo e spesso è irritante. Ma non è che un peto di Bertoldo, per quanto genuino e popolare, faccia fare molti passi avanti alla comunicazione tra gli umani. Per giunta: puzza.

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