Il divieto di tenere i telefonini accesi a scuola deve farci davvero riflettere. Equivale, infatti, al divieto di suonare la tromba durante le lezioni, o al divieto di praticare buchi nella cattedra con un trapano. Pensandoci bene, pensandoci meglio, ci mette davanti agli occhi una caduta quasi surreale del livello di educazione di questo Paese. E ci fa intendere quanto incondizionata sia stata la resa degli adulti alla propria pigrizia - non di altro si tratta - di fronte alla responsabilità che portiamo nei confronti dei ragazzi. Diciamo spesso - ed è maledettamente vero - che il concetto di fatica (fatica per ottenere un risultato, per esempio) è molto raramente presente nella mentalità dei ragazzi. Ma dobbiamo aggiungere, ed è doloroso farlo, che anche per noi adulti la fatica sta diventando una dimensione sconosciuta. Dire "no" è infatti faticosissimo, perché il "no" va poi spiegato. Perché il "no" è un elemento della docenza meno gratificante del "sì". Il no non è seducente, il no è impopolare, è un impiccio nella comoda routine genitori-figli e insegnanti-studenti. Siamo così ansiosi di piacere, e di piacere in fretta, e di non avere rogne, e di accattivarci a basso prezzo simpatia e popolarità, che abbiamo cancellato la parola no.

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