A proposito di laici e cattolici. Memorabile racconto di Claudio Martelli, intervistato da Ilaria D’Amico su La Sette. Anni fa, durante un periodo di crisi e di ricerca, Martelli si ritrova al cospetto di Madre Teresa di Calcutta, con buona dose di ammirazione e di rispetto. La santa donna, dopo avergli chiesto di salutare Andreotti, gli domanda ripetutamente: hai mai ucciso? Lui risponde di no. Lei insiste. Infine chiarisce il solo scopo del piccolo interrogatorio: sei mai stato compartecipe di un aborto? Il breve colloquio finisce qui. ‟C’era troppa distanza tra noi due”. Martelli salutò Madre Teresa e riprese la sua strada, presumibilmente percorrendo altre tappe. Nel racconto di Martelli mi ha profondamente colpito una dote molto rara nei non credenti: la dignità, compresa la dignità del dubbio, di fronte alla ferrea armatura morale, e dogmatica, di chi vive le sue sante certezze. Nel suo racconto, che è stato molto sobrio, e privo di qualunque arroganza, Martelli mi è parso un testimone eccellente del famigerato "relativismo etico". Teresa aveva lezioni da impartire, Claudio no, tranne una: non si affronta il groviglio dell’umano con l’accetta. Avrei dato parecchio per essere al suo posto quando si è alzato e se ne è andato, chiarendo al suo giudice che avrebbe dovuto cercarsi altri imputati. Non lui, non noi.

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