Chissà che cosa pensa il cattolico Berlusconi, seduto sul suo montarozzo di fantastiliardi, quando il Papa mette nella pattumiera della storia, insieme al comunismo, anche il capitalismo. Probabile che la cosa gli entri da un orecchio e gli esca da quell’altro, come tutto quello che non si accomoda con il suo narcisismo sempliciotto. Per lui la religione, specie adesso che c’è Ratzinger, è una specie di body-guard ideologica, una piazza conservatrice come quella romana, una scorciatoia dialettica (quando non sa bene che cosa dire, dice "sono cattolico pure io"). Oh sì, deve aver sentito parlare qualche volta delle strambe politiche sociali di quelli della Caritas, o del mondo missionario, dei preti antimafia, di certi monaci barbuti che hanno il ticchio della cultura e dell’ecumenismo. Deve avere sentito, da certi preti di margine, le cose di fuoco contro il mercato che neanche Bertinotti osa più dire. Ma deve averli messi in quota, in cuor suo, tra gli eccentrici e i lavativi che ogni azienda ha l’ingrato compito di sopportare. Non in Consiglio d’amministrazione, comunque. La religione, per gli uomini d’azione, non deve creare impicci, imbarazzi, non deve farla troppo lunga. Non è un vizio da intellettuali, è un comfort sociale. "Piacere, sono cattolico anch’io" è sempre meglio, in Italia, che doversi presentare per davvero.

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